Supercontemporaneità di venezia e la sua laguna

by

venice lagoon matrix by michele brunello

Posto un intervento che proposto per un seminario a Delft sulla città europea:

Vorrei premettere un osservazione sull’etimologia della parola Metropoli.
Metropoli in greco significa “città madre”, e si riferisce al rapporto tra le città e le colonie, i cittadini di una polis che partivano per fondare una colonia venivano detti “apoikia“, in allontanamento dalla casa. La città, in relazione alla colonia, assumeva il carattere di città madre: metropoli. La prima osservazione, che sostituisce l’etimologia, è che il termine metropoli porta in se un forte senso di dislocazione, una forte disomogeneità spaziale e politica.
Nel dibattito contemporaneo il termine metropoli si associa invece ad una sorta di unità, una grande dimensione continua, una collocazione definita, una città compatta.
Le rotture e le interferenze di questa isonomia sono spesso considerate come eccezioni, difetti, mutazioni, conflitti (Agamben 2006).
Questa breve premessa sul duplice significato della parola metropoli porta a domandarci se la metropoli europea di rifà ad un modello continuo, compatto e frattale, oppure a un modello policentrico e poliade.
Manuel De Landa in “1000 anni di storia non lineare” si pone, seppur in altri termini, la stessa domanda, e differenzia l’origine delle città europee in quelle nate da poteri e volontà centralistiche, il cui caso paradigmatico è Versailles, oppure policentriche, come Venezia. Il territorio urbano Europeo è una risultante tra queste due forme di progetto e potere sulla città.
Non a caso è stato scritto molto sulla forma dell’arcipelago come archetipo della città europea, e Venezia risulta essere un caso studio d’eccellenza per tale metafora urbana.
Fino a questo punto però ci siamo mossi ancora nei limiti del “già” detto: Venezia micromondo, globale e locale, arcipelago, città come opera d’arte, etc. etc. ci sono centinaia di libri su queste tematiche.
Ciò che voglio approfondire con questa ricerca sono 3 aspetti della Venezia Contemporanea che non sono spesso sotto le luci dei riflettori.
Riattualizzare il modello di Venezia e la sua Laguna serve a cogliere una sorta di “supercontemporaneità” della città Europea, nodo di scambi globali e nello stesso tempo micromondo, o insieme di micromondi, chiusi in stessi.
L’esigenza di questa ricerca parte dall’intuizione che Venezia rappresenta ancora oggi un modello, che però non siamo più capaci di decodificare nel progetto della città, una sorta di “individualità non assimilabile” nei meccanismi della globalizzazione economica contemporanea.
Operazione preliminare è cambiare il punto di vista sulla città e considerare Venezia come parte di una più estesa metropoli lagunare; successivamente vorrei osservare tre aspetti strutturali, fuori dal tempo, per argomentare l’attualità del modello Venezia-Laguna nel progetto della città europea:
1: Venezia è una metropoli sull’acqua, una città liquida, fluida, lenta e che comprende la sua laguna. Senza la laguna la città sarebbe diventata da tempo un parco a tema, ma grazie alla laguna e alle relazioni con il suo arcipelago, in questa simbiosi tra le diverse individualità urbane e l’ambiente, il sistema urbano-paesaggistico conserva il proprio statuto di città. Questo paesaggio urbano è stato costruito e mantenuto esercitando una forma di potere, la talassocrazia (il dominio sui mari), che è molto simile ai flussi e le dinamiche immateriali delle città contemporaneità (Sakia Sassen, 2006). Sul mare non si possono lasciare segni come sulla terra, ma è necessario mantenere un network vivo, sicuro e aperto.
2: A Venezia sono ancora molto visibili i segni di globalizzazioni del passato. Dall’epica di Marco Polo al mito della diplomazia Veneziana, Venezia ha sempre avuto una cittadinanza di “immigrati”, e ha messo a punto diversi dispositivi urbani di relazione e “giusta distanza” rispetto all’altro. Vi sono alcuni segni di globalizzazioni “offensive” che hanno portato nuove forme urbane; penso al Ghetto Ebraico, alla decentrata sede del potere religioso cattolico (S.Piero a Castello), alle insule delle diverse comunità (Armeni, Greci, Dalmati, Albanesi), ai fondaci (Turchi, Tedeschi, etc.), alle istituzioni sanitarie (lazzareti e ospedali). Vi state però anche strategie “difensive” rispetto alle globalizzazioni del passato, e penso alla colonizzazione del territorio Veneto ed alla “girata di sguardo” dal mare alla terra a cavallo del 500, alla costruzione dei ponti translagunari o al progetto industriale di Porto Marghera. Oggi si possono riconoscere nelle strategie di occupazione dei territori da parte degli USA, alcune novità che inducono a un possibile parallelo tra due forme di “occupare” il mondo (“globalizzazione” offensiva tipo Piano Marshall o strategie “mimetiche” sudamericane, invece che “globalizzazione difensiva” in Iraq e Afganistan).
3:Al mito del ‘900 legato alla figura romantica di “morte della città”, si è sostituita negli ultimi anni la retorica di “salvezza necessaria” della città. La conservazione diventa necessità progettuale e si riversano in grandi opere di difesa dalle acque le aspettative di salvezza dall’innalzamento dei mari, che minacciano le città costiere di tutto il mondo a causa dello scioglimento dei ghiacci. Ecco quindi Venezia nuovo paradigma e nuovo laboratorio della città contemporanea. Succede però che nel caso del MOSE si propongano soluzioni Hollywoodiane invece che lavorare sulla creazione di nuovi approcci e nuove strategie per alimentare la nuova utopia contemporanea: come l’uomo può vivere nello sviluppo e nel benessere in armonia con l’”altro” e con il proprio ambiente. L’ecologia di Venezia è una sorta di utopia realizzata da cui attingere a piene mani. Rileggere le dinamiche contemporanee della città storica e della laguna (città industriale, generica, isole, microcomunità, infrastrutture, siti ambientali protetti, etc. etc.) ci aiuta a riflettere su come si può agire in un sistema complesso e isotropico, dove la dialettica con l’intorno è onnipresente, dove verifichiamo continuamente gli effetti delle scelte osservandone gli effetti. Abbiamo la necessità assoluta di migliorare, poiché il contesto ambientale è regressivo, e nello stesso tempo dobbiamo scegliere cosa conservare, difendere e cosa modificare di noi stessi e del nostro ambiente.
Al di fuori di ogni retorica ambientalista, Venezia può essere laboratorio per una città e un paesaggio europeo.
La molteplicità dei soggetti, la sovrapposizione dei flussi, la scala di rilevanza sono solo alcune questioni aperte che aspettano nuove visioni e nuove progettualità, oltre che per la produzione di nuovi spazi, per una risignificazione e un nuovo rapporto con gli spazi esistenti.

mb@michelebrunello.it

Una Risposta to “Supercontemporaneità di venezia e la sua laguna”

  1. Dario Says:

    Ho lasciato un commento in IUAV DECADENCE 02…

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger cliccano Mi Piace per questo: