Memento sulla guerra in Iraq

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Riprendo in mano alcune dichiarazioni di Bush del passato (molte prese dal blog di Travaglio che puntualmente monitorizza i media con precisione chirurgica).

E’ solamente un memento per ricordarci una cosa che sappiamo tutti: che lo stato di guerra attuale dell’occidente è un eccelente strategia di potere gestita da persone che spesso hanno tutti i media dalla loro parte (non solo i giornali, ma i telefilm, i film, i libri). Purtroppo è un cane che si mangia la coda ma se il mondo in cui viviamo prediaca dei modelli assoluti (libero mercato, democrazia, sviluppo economico) è inevitabile che i media ne facciano parte e quindi eleggano a loro modello i “grandi network” statunitensi piuttosto che la tv quasi autoprodotta di Hezbollah in Libano. Ma i network falsarono le elezioni della più grande democrazia del mondo (ricordate la Fox con l’elezione, poi risultata truccata, di Bush e Al Gore?), mente la tv di Hezbollah aiutava i dispersia  a ricongiurgersia i familiari in Libano dopo i bombardamenti Israeliani dell’anno scorso. Certo il valore da preservare la libertà di espressione, su questo non vi è dubbio, ma ci sarebbe da dire qualcosa sull’accesso alla libertà di espressione. Oggi, superficialmente , si può dire che il capitale è informazione.

Anche ieri forse, solo che il capitale non era finanziario-monetario. Unica raccomandazione che mi permetto di fare è di non confondere la mancanza di grandi capitali economici con la mancanza di fermento, intraprendenza, precisione e grande velocità di trasformazione. Per cui forse oggi possiamo informarci di più da Al Jazeera che dalla CNN.

Una buona stategia per informarsi è anche esplorare e conoscere veramente l'”altro”, colui con il quale siamo idealemente in guerra, e mantenere la lucidità di giudizio su noi stessi e sulle differenze. Non dobbiamo diventare tutti uguali no? Ma nemmeno dobbiamo far parte di quella “telerealtà” che ci appiccica addosso identità che non abbiamo (quella capitalista anglosassone per esempio).

Comunque godiamoci almeno queste nicchie cybernautiche  rileggendo le dichiarazioni di Bush e pensando a cosa sarebbe successo a un imperatore romano se avesse avuto l’impudenza di  fare queste dichiarazioni in senato o alla plebe.
“Il generale Tommy Franks ha informato il presidente George W. Bush che le ostilità in Iraq sono finite. Lo ha detto la Casa Bianca” (Ansa, 30 aprile 2003)

“Per l’Iraq e l’Afghanistan l’Amministrazione americana del presidente George W. Bush considera conclusa, in entrambi i teatri di guerra, la fase ‘dei maggiori combattimentì e sostanzialmente finite le ostilità. Il segretario alla difesa americano Donald Rumsfeld s’appresta a dichiararlo a Kabul, dove è in visita, per l’Afghanistan. E’ quanto si apprende da fonti al seguito di Rumsfeld” (Ansa, 1° maggio 2003)

“Le operazioni di combattimento importanti sono finite
in Iraq. Nella battaglia dell’Iraq, gli Stati Uniti e i suoi alleati hanno prevalso” (George W. Bush, Ansa, 1° maggio 2003).

“Saccheggiando a mani basse da Hollywood, da ‘Top Gun’a ‘Independence Day’, la Casa Bianca ha trasformato l’atterraggio e il discorso di George Bush dal ponte della portaerei Lincoln nella immagine perfetta della conclusione vittoriosa della guerra in Iraq e nell’inizio della campagna elettorale per il 2004. Sulla torre di comando della Lincoln spiccava uno striscione enorme: ‘Missione Compiuta’. Era il tema di fondo della visita di Bush” (Ansa, 2 maggio 2003).

“Saddam Hussein aveva armi di distruzione di massa ed era una minaccia e ora non lo è più: lo ha oggi detto il presidente americano George W. Bush, rispondendo a domande di giornalisti alla Casa Bianca. Bush ha ribadito che gli Stati Uniti resteranno in Iraq fin quando la loro missione non sarà compiuta, confermando l’impegno alla ricostruzione e alla democratizzazione del Paese e dicendosi ‘ottimistà sul conseguimento degli obiettivi. Quanto al rinvenimento delle armi di distruzione di massa, esso è ‘solo questione di tempo’” (Ansa, 2 luglio 2003)

“Concittadini, in Iraq stiamo combattendo per vincere e stiamo vincendo” (George W. Bush, Ansa, 31 gennaio 2006).

“Manterremo la rotta. Aiuteremo la giovane democrazia irachena a trionfare. Sarà un importante trionfo ideologico nella grande lotta del XXI secolo” (George W. Bush, Ansa, 30 agosto 2006).

“E’ mia responsabilità dare agli americani una valutazione sincera di quanto sta accadendo in Iraq. Stiamo vincendo” (George W. Bush, Ansa, 25 ottobre 2006).

“Non stiamo vincendo e non stiamo perdendo” (George W. Bush, Ansa, 19 dicembre 2006).

“La situazione in Iraq è diventata inaccettabile per gli americani e anche per me. Mi assumo la piena responsabilità degli errori commessi. E’ chiaro che dobbiamo cambiare la nostra strategia” (George W. Bush, Ansa, 11 gennaio 2007).

2 Risposte to “Memento sulla guerra in Iraq”

  1. dodlus Says:

    A mio avviso dire che i media aiutino direttamente l’estabilishment è un’affermazione superficiale oltre che non del tutto veritiera. Spesso e volentieri la retorica sembra rovesciarsi paradossalmente – non più la retorica dell’ordine costituito ma la retorica CONTRO l’ordine costituito. Appurato che l’informazione è un’ingranaggio fondamentale del sistema, quello che lo rappresenta a se stesso, rivelandolo e mistificandolo, inverandolo e falsificandolo, resta da chiedersi come e perchè un sistema possa alimentarsi autonegandosi. In parole più semplici sembra che lo scopo dell’informazione sia costituire uno stato di fatto in cui sia possibile dire tutto e il contrario di tutto. Il ruolo dell’informazione va ripensato nel senso di questa retorica alla rovescia che anestetizza il senso del reale per sostituirvi la spettacolarità. Forse lo scopo dell’informazione non è nè il potere nè la sua negazione ma semplicemente SE STESSA, LO SPETTACOLO DI SE’.

  2. Michele Brunello Says:

    Non volevo dire che i media aiutino direttamente l’estabilishment, ma che i media sono in parte l’estabilishment stesso e che in quanto tali non sono un occhio che osserva “da fuori” ma da “dentro. Detto questo, la condizione di contraddizione perenne in cui è possibile dire tutto e il contrario di tutto è parte di quella “telerealtà” in cui ci troviamo immersi. Forse l’informazione non ha scopo, e l’espressione e le infrastrutture di circolazione delle espressioni (che contemplano le diversità) sono quello che chiamiamo informazione. Allora si che i media diventano qualcosa CONTRO cui rivoltarsi, perchè non sono luogo della diversità di espressioni. L’informazione invece dovrebbe diventare la relazione che si ha con l’altro. Diretta, dialettica, e forse veritiera. Bisognerebbe insomma smettere di cercare INFORMAZIONI VERE ma solo osservare PUNTI DI VISTA E ANGOLATURE, da confutare sempre con le nostre esperienze dirette.
    In poche parole avere un approccio critico, cosa che invece si esclude normalmente quando si fruisce dei media. Finita l’ideologizzazione della politica oggi sarebbe da analizzare l’ideologizzazione dei media. Basta guardare quanti (io compreso) vanno dalle 10 alle 20 volte al giorno su repubblica.it solo per sentirsi appartenenti a quella “telerealtà” non comprovata da esperienze o interessi diretti. Comunque aggiungo che le riflessioni di cui sopra sono state categorizzate nel blog sotto “vaneggiate”, perchè un pensiero strutturato sul linguaggio dei media e delle informazioni oggi è semplicemente impossibile. Per comprendere il mondo, alla categoria del linguaggio (così heideggeriana “non si abita il mondo, si abita il linguaggio” e novecentesca), dobbiamo aggiungere le immagini. In realtà noi entriamo sempre più in relazione “visiva” con il mondo, le guerre, gli eventi del globo. Oggi sarebbe molto difficile descrivere la realtà solo con il linguaggio, dobbiamo necessariamente rivolgerci alla molteplicità di interpretazioni che evocano le immagini, fisse o in movimento che siano.
    L’unico supporto che conosciamo è la tv e internet, ma probabilmente non sono abbastanza “digeriti”, e sicuramenti gli strumenti di analisi e comprensione del linguaggio non sono adeguati per le immagini.

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