Globalizzazione, caviale e salmone

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Il consumo di caviale e salmone è crollato del 15%, salgono invece gli acquisti di polenta e capponi. L’Italia torna verso la tradizione, si tagliano le spese per i doni ma non quelle per la cena della Vigilia ed il pranzo di Natale, gli agriturismo si riempiono regolarmente.

Non è l’effetto delle festività, è la globalizzazione –per come l’avevamo immaginata- che si sta affievolendo come una candela consumata. Passata l’euforia, ora rimangono davanti agli occhi le cose vere.

Qualcuno aveva pensato che sarebbe bastato sfornare un neologismo per cambiare radicalmente l’orientamento culturale dei popoli, stratificatosi in secoli di sviluppo. Il mercato globale è qualcosa che l’umanità conosce perfettamente dagli albori, ancora da quando non ne aveva coscienza, e non ne è mai esistito un altro. Lo scambio di oggetti, prodotti e conoscenza è da sempre il modo con cui i popoli si incontrano e si conoscono, nessuno ha inventato nulla, nessuno ha improvvisamente spalancato le porte di nuovi mercati, perché il pianeta è uno ed unico. Al massimo è aumentato il volume degli scambi con determinate regioni del globo, recentemente arrichitesi o sulla buona strada.

È probabile che assisteremo ad una regressione in questo senso, riprendere a consumare prodotti locali sarà a breve una necessità e i prodotti esteri diventeranno cari se non altro per il costo dei trasporti, tornando così ad essere merce a disposizione di pochi. Però è meglio esistano prodotti elitari piuttosto che un’omologazione legata ai prezzi. Oggi le famiglie italiane consumano verdure cinesi perché le trovano più convenienti sul banco del mercato, non considerando che con lo stesso gesto ripetuto nel tempo magari tolgono il lavoro al parente impiegato nell’agricoltura, impoverendo di fatto il tessuto socio-economico del proprio paese.

Le nuove tecnologie legate alle telecomunicazioni hanno proiettato le persone in una realtà che non contempla lo spazio tra le sue dimensioni, ogni cosa è portata di click, si possono ordinare sigari cubani direttamente all’Avana standosene seduti in salotto, le distanze sono completamente annullate ed è normale guardare via web-cam quanta gente affolla Piccadilly Circus in un momento qualsiasi, rigorosamente in diretta. Per arrivare fino a Roma il sigaro però affronta dei problemi logistici che non sussistono quando a viaggiare è l’informazione, e lentamente stiamo imparando a tenere distinti gli ambiti applicativi della globalizzazione. Anche perché un paese come l’Italia, dove la prima industria è il turismo, ha tutta la convenienza a fare in modo che per poter assaggiare il Parmigiano doc –quello vero- si debba venire fin qui, con il conseguente corollario di spese cui un turista normalmente non rinuncia

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