Soggetto ed oggetto

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Di oggetti virtuali è pieno il mondo. Virtuale, s’intende.

Chiunque abbia mai “giocato” con Second Life può testimoniare di aver varcato la soglia di boutiques virtuali strapiene di abiti da acquistare, di bar ed altri ambienti simili in tutto e per tutto a quelli che si trovano nella reale vita quotidiana.

L’analisi grammaticale ci insegna che l’oggetto è complemento -per i più fashion accessorio– del soggetto, vero cardine di tutta la questione. L’oggetto è virtuale nel momento dell’ideazione, in quello della realizzazione è già oggettivato, sia in contesto materico che digitale.

Lo spazio virtuale non è commensurabile con quello reale, perciò ogni relazione tra oggetti nei due ambiti è interrotta sul nascere, più semplicemente non è possibile.

La virtualizzazione dell’oggetto è un percorso a ritroso, a risalire, come quello del salmone prima di deporre le uova, non è atto originante o primigenio. Dietro la mano digitalizzata che afferra una tazzina digitalizzata c’è sempre una mano in carne ed ossa, e questo a-priori imprescindibile è il marchio dell’originalità, dell’oggettività dell’oggetto.

Oggetto: tutto ciò che il soggetto conoscente intende diverso da sé (Etimologico Zanichelli -2000). La definizione filosofica precisa proprio la pre-esistenza del soggetto, e non ci sono oggetti che possano esistere al di fuori di quella pre-esistenza. Il soggetto, infatti, lancia contro l’altro da sé (obiectum, participio passato del verbo obicere; ob (contro) iacere (lanciare)) la propria conoscenza, tramutandolo in oggetto, sebbene l’esistenza fisica di tale altro da sé sussista indipendentemente dalla conoscenza del soggetto stesso.

La spinta generatrice della materia è la Natura, quella generatrice di oggetti è la creatività (conoscenza) umana.

La materia digitale, invece, non esiste fisicamente di per sé, e si trova in una condizione di assoluta sudditanza nei confronti del soggetto che la genera, collocandosi perciò ad un gradino “evolutivo” inferiore. Rimane comunque innegabile che in linea teorica la produzione naturale di materia sia un fattore limitante, una variabile che consente al soggetto di agire esclusivamente con quel che c’è, inibendo la totale –astratta- libertà creatrice. Persino le macchine pensanti di Matrix per sopravvivere avevano bisogno dell’energia creativa umana, dimostrando di fatto che la fantasia creativa dell’uomo diventa limite di sé stessa. E lo si intuisce profondamente quando nemmeno la fantascienza riesce a oltrepassare quel confine.

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