L’innovazione

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Si tende spesso a parlare di innovazione.

È difficile trovare nel lessico un altro termine tanto generico, un concetto che lascia intravvedere meravigliosi orizzonti senza lasciare in mano un solo granello di sabbia, una sola briciola di concretezza, una luce alla fine del chilometrico tunnel che abbaglia anche quando del tunnel si stanno percorrendo i primi dieci centimetri.

L’epoca dell’industrializzazione ci ha insegnato come produrre in grande quantità congegni di uso quotidiano e come fabbricare oggetti, macchinari e tecnologie altamente sofisticate. Questa esperienza ha portato sviluppo in una certa area del pianeta, anche se rimangono ancora da valutare le effettive relazioni tra quello sviluppo ed il sottosviluppo del resto del globo, ma è altra discussione.

Un Occidente industrioso e produttivo dovrebbe iniziare a chiedersi come affrontare una nuova fase di sviluppo, dovrebbe pianificare l’innovazione e rivolgerla ad uno scopo preciso, dal momento che i mercati si stanno strangolando e di nuovi non ne esistono. Forse si potranno esportare forme di parmigiano in India o l’olio d’oliva veronese siculo in Cina, ma non sarò certo così che potremo reggere il colpo, e intanto al Motor Show di Bologna vediamo fuoristrada cinesi –guarda caso- cloni di quelli prodotti in Occidente, solo che costano la metà.

È strabiliante –non trovando altri termini più adatti- che gli imprenditori dei paesi industrializzati ancora fatichino a capire che la nuova era di sviluppo sarà quella del perfezionamento e dell’esplosione delle attività di trattamento e riciclaggio dei rifiuti. E in questo caso nel termine sviluppo è compreso anche quello economico.

A che serve innovare le linee di produzione di un microchip per risparmiare sui costi e migliorare l’efficienza, se poi per ogni singolo chip prodotto si producono anche dieci chilogrammi di rifiuti per il cui trattamento si pagherà costantemente di più? L’isteria commerciale ormai dilaga, non si riesce più a ragionare, sommersi da marginalità sempre più ristrette e da necessità di far girare il denaro sempre più pressanti.

L’ambiente è il business su cui investire, il mercato lo dice ad alta voce, e non ci sono settori dove il nostro paese potrebbe essere più forte, il vero made in italy sono il territorio ed i prodotti agroalimentari. Naturalmente a fianco dell’ambiente viaggia la Cultura, ma quest’ultima non è fortunatamente appannaggio degli industriali.

L’innovazione origina dalle idee per il futuro, non dalle migliorie per il presente.

Purtroppo pare che i paesi in via di sviluppo si stiano avventurando per la stessa strada di quelli occidentali, inseguendo la produttività ed il profitto ad ogni costo, ignorando volutamente le conseguenze cui andranno incontro e che sono le medesime che da noi si sono manifestate dirompentemente negli ultimi venticinque anni. Se per questi paesi l’industrializzazione selvaggia oggi è il motore della crescita e della distribuzione di benessere, domani si convertirà in costi al limite del sostenibile per porvi rimedio. E se oggi si trovano ad avere tassi di crescita a doppia cifra, domani potrebbero drammaticamente ripiombare nel terzo mondo, stavolta ambientale. Un’India superindustrializzata e leader mondiale dei mercati abitata da una popolazione che soffoca per le polveri tossiche ed è impossibilitata ad usare l’acqua –giusto per fare un paio di esempi-, non avrebbe raggiunto un gran successo. Senza contare che potrebbe ritrovarsi improvvisamente a dover spendere i propri capitali per acquistare tecnologie di bonifica e depurazione da altri paesi che le abbiano sviluppate in anticipo, o ad importare cervelli e competenze per gestire i flussi di rifiuti.

Innovare non significa solo posizionare un pannello di comando lcd touch-screen là dove prima c’era un selettore manuale, quelle pratiche ormai appartengono ad un passato remoto distante come l’epoca in cui credevamo di stare seduti sopra un giacimento inesauribile di risorse naturali.

 

Una Risposta to “L’innovazione”

  1. grass puzzle tiles Says:

    Although some people may complain about how they do not have time to exercise, it is actually simpler than they may
    think. It can absorb sounds and helps in providing
    a quiet environment in gyms and fitness centers, so that people can work out and exercise
    without getting disturbed or disturbing others. Even if
    you are leasing and don’t own the building, your business still has property.

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