I cani sciolti

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La Casa delle Libertà non esiste più, almeno nella composizione in cui era solita presentarsi. La crepa del tremolante muro dell’Unione ha finito con il far crollare quello dirimpetto, agli antipodi. Ma non c’è da stupirsi, era scritto nelle stelle -come si usa dire-, mancava solo l’occasione giusta per renderlo palese, e la distanza che intercorre tra Roma e Palermo è ora la stessa che separa l’Udc da Forza Italia, Lega e AN.

Nella bocca del Presidente del Consiglio immediatamente opposizione trasfigura in minoranza, terminologia tendente a sottolineare che ora il distacco numerico si fa più pesante, e che la spallata ha generato un rinculo tale da fratturare la clavicola. E di frattura scomposta si tratta.

Dalla bocca del Presidente del Consiglio esce anche un’altra frase, nella duplice versione aulica e popolare, quest’ultima recitante più o meno così “io non metto il naso in casa d’altri”. Di primo acchito una lezione di stile, la presa di distanza pacata di chi non vuol infierire sul corpo esanime dell’avversario, di chi non vuol sparare sulla Croce Rossa. Riflettendoci meglio, l’esternazione invece racchiude un’agghiacciante punto di vista celato, occulto, non presentabile all’opinione pubblica, un segreto di Pulcinella che rimane chiuso negli scrigni stuccati che sono i Palazzi della politica.

Fino a prova contraria il Parlamento, comprensivo delle due Camere rispettivamente composte da Maggioranza ed Opposizione, è l’organo che rappresenta i cittadini nella loro interezza, non un orticello diviso in fette in cui ognuno rappresenta sé stesso con in tasca una delega rappresentata da una certa quantità di voti, non esistono “case d’altri”. Il Parlamento è un loft senza pareti, un open-space continuo senza angoli in cui nascondersi, non serve ficcare il naso di proposito in qualche buio recesso o sottoscala, ogni dinamica dovrebbe avvenire –per definizione- alla luce del sole, sviluppandosi su un livello pubblico.

Invece –come si fosse nel bel mezzo della Guerra dei Roses- l’appartamento è stato diviso a metà, chi governa non si cura delle idee e dello stato di salute dell’opposizione, chi sta all’opposizione non si cura delle idee e dello stato di salute della maggioranza, piuttosto si arrovella per trovare un modo per far cadere il Governo. Ecco che allora il luogo del dibattito diventa una trincea emiciclica dove antagonisti ant-agonizzano, si lanciano granate a distanza, cercano reciprocamente di espugnare fortini ed avanzare di una manciata di punti nei sondaggi, e lo sbarco in Normandia sembra più cruento solo perché allora si usarono le armi da fuoco. Il danno per il Paese è però simile a quello provocato da un bombardamento, sicuramente meno vittime da poter contare immediatamente, ma di genocidio si può parlare anche quando ci si trova difronte all’azzeramento democratico e culturale di una popolazione intera.

Ognuno per sé, e non si metta naso in casa d’altri.

Ognuno ha il proprio tempo per governare, nello trascorre di quello altrui bisogna stare buoni in un cantuccio e farsi i fatti propri. Una formulazione distorta del vivi e lascia vivere. E se l’opposizione va in frantumi tanto meglio, i cani sciolti sono meno pericolosi di quelli in branco.

Una Risposta to “I cani sciolti”

  1. Spingdollie Says:

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