I brevetti

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L’Italia è settima nella classifica europea per il numero di brevetti depositati, e stupisce che a qualche italiano ancora non sia venuto in mente di brevettare la non-brevettabilità, con lo stesso guizzo d’ingegno con cui qualche altro aveva prodotto le t-shirt con stampata la cintura di sicurezza all’indomani dell’istituzione dei controlli.

Se non hai un’idea, la puoi non-brevettare, pagando le giuste royalties a chi detiene il brevetto sulla non-brevettabilità. Magari poi ci si affiancano un Istituto Centrale ed un paio di Commissioni di Controllo, ed il gioco è fatto. Un tipico business all’italiana, grondante sugo di pomodoro.

Un esempio concreto di non-brevetto è la soluzione del problema della criminalità organizzata, e con quello la soluzione della questione meridionale, critica al punto di aver generato –per converso- una questione settentrionale. Un terzo del paese non è controllato dallo Stato, esattamente come in Afghanistan, bensì da bande criminali evolute e conniventi con il sistema politico. Ma in questo non c’è alcunché di nuovo, come non ce ne è nell’idea di mandare ancora una volta l’esercito a presidiare il territorio, per dimostrare che lo Stato invece esiste ed è presente. Le organizzazioni criminali sono ricche e preparate e possono resistere all’assedio per chissà quanto tempo, lo Stato è in deficit ed impegnato in molteplici missioni militari fuori dai confini nazionali, ed è facile prevedere chi la spunterebbe.

Un altro non-brevetto che dall’estero ci ammirano è sicuramente quello relativo alle fonti energetiche (e di conseguenza all’inquinamento). Un paese privo di risorse proprie che investe sui rigassificatori invece che sulle energie alternative ricorda un uomo libero che si costruisce attorno la gabbia che lo renderà prigioniero per il resto della vita, o il tizio che sega il ramo dell’albero stando seduto sulla punta del ramo stesso. Questo non-brevetto è importante e da tenere monitorato, perché pare ci siano molti altri paesi invogliati ad importarlo, altrettanti già da tempo lo sfruttano intensivamente, ma si dice che la versione italiana sia la più riuscita. Esistono, infatti, paesi nel nostro stesso continente che arriveranno all’indipendenza energetica da fonti fossili entro il 2025 o entro il 2050 (me è ovvio che la programmazione è iniziata qualche anno prima)

Del non-brevetto sulla crescita culturale, invece, rimane poco da dire, anche perché è cosa ormai datata e i diritti sono in scadenza, altri riescono e produrre meglio e quindi tanto vale lasciar perdere, come han fatto i francesi quando gli italiani sono riusciti a sfilar loro di tasca la filiera della camiceria. Almeno questo sembra l’atteggiamento dominante tra chi governa.

Quindi la si smetta di parlare a vanvera sull’Italia senza ingegni che non brevetta, perché per ridurre il paese nelle condizioni in cui si trova, ci si sono messe le teste migliori. E di ingegno ce n’è voluto parecchio.

Una Risposta to “I brevetti”

  1. federico pagliai Says:

    http://www.gzespace.com/new/eng/Bank.html

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