Non linearità

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Questa è l’epoca in cui stiamo definitivamente comprendendo che tutto il cosmo si muove e si evolve obbedendo a schemi non lineari ed imprevedibili. Oggi sappiamo –ad esempio- che è inutile tutelare un enorme tratto di fiume concentrandosi sulla salvaguardia delle specie solo in quell’area determinata, perché si interrompe un “flusso” biologico e sarebbe come pensare di scongiurare gli infarti tenendo puliti solo dei tratti di arterie. Stiamo imparando che tutto è collegato e sensibile alla variazione delle condizioni iniziali, in natura come nelle dinamiche sociali, perciò potremmo affermare che il cittadino italiano moderno è il frutto degli oggettivi eventi seguiti alla Seconda Guerra Mondiale, ma anche della rappresentazione che se ne è data, della negazione dell’esistenza di una Guerra Civile e quant’altro.

La programmazione della Storia era una pratica che si poteva attuare quando i popoli erano ancora chiusi all’interno dei propri confini, non comunicavano tra loro, l’informazione era controllata totalmente e il grado di scolarizzazione inesistente, i cittadini spesso nemmeno erano consapevoli di esserlo, i “massimi sistemi” ed il loro funzionamento erano comprensibili solo da una ristretta cerchia di persone. Le cose sono evidentemente cambiate, forse siamo passati all’eccesso di informazione ma è palese che qualsiasi azione politica abbia oggi un immediato contatto con la propria dimensione pubblica, persino le baggianate dette a tavola tra capi di stato o le vignette di qualche oscuro quotidiano.

In questo contesto la scuola politica non conta più, improvvisamente non è più necessaria esperienza decennale nell’ambiente istituzionale per poter essere ottimi amministratori, le capacità e le competenze sono talmente diffuse tra la popolazione che ora sono i politici ingessati della vecchia scuola –appunto- ad essere costantemente e visibilmente in ritardo, analfabeti della contemporaneità. Il vero problema è che hanno imparato a destreggiarsi con le regole che sono ancora vigenti e attraverso quelle sono in grado di fare lo sgambetto a chiunque cerchi di raggiungerli in cima alla scalinata del Governo, facendolo ruzzolare inesorabilmente fuori dai Palazzi.

È seccante dover ricorrere ad un parallelo con lo sport, ma una tantum lo si può fare e sottolineare che in molte discipline sono state cambiate le regole perché i concorrenti vi si erano talmente impratichiti da annullare qualsiasi ragion d’essere della sfida, e quello sport stava estinguendosi per piattezza e aporia. La sfida politica versa nelle stesse condizioni, ed i risultati elettorali delle ultime elezioni lo dimostrano pienamente, presentando un Italia divisa equamente tra i due concorrenti, in una situazione di equilibrio che rischia di diventare permanente e di tramutarsi in sabbie mobili ancora più infide di quelle in cui già si sta affogando.

Le teorie sulla non-linearità dicono che una minima variazione nelle condizioni iniziali può portare ad effetti traumatici per un sistema, e in molti avevano gioito perché l’inizio di Tangentopoli sembrava incarnare quella variazione. Me evidentemente il sistema è stato in grado di assorbire lo shock e di tornare allo stato di quiete, di normalità. Se ne ricava che la variazione giudiziaria non è quella adatta, come ha dimostrato anche la recente vicenda di Calciopoli o quelle di Cirio e Parmalat, è necessaria invece una variazione generazionale fatta di persone che non siano transitate dalla scuola politica, che non siano compromesse con contrapposti idealismi defunti trent’anni addietro, che si portino appresso uno straordinario bagaglio di idee e tanta voglia di metterle in pratica.

Si faccia attenzione, perché un orizzonte rannuvolato da Partiti Unici e convergenze sospette sui fatti d’Ungheria (1956), non promette molto di buono, al contrario, puzza di tentativo di fare comunella per rendere il sistema nuovamente impermeabile alle variazioni che bussano alla porta con insistenza.

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