L’imprenditore stanco col passo blando

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La BCE (Banca Centrale Europea) ha previsto un nuovo innalzamento di un quarto di punto dei tassi d’interesse (un altro quarto è in previsione per fine anno), e il 2007 non sembra sarà l’annata florida che da tempo si aspetta, il segnale strutturale di ripresa probabilmente rimarrà un semplice singulto.

Le imprese italiane languono, perché languono gli imprenditori, amareggiati, delusi e stanchi di combattere tutti i giorni contro i mulini a vento.

Un’azienda che si occupa di rifiuti si offre come esempio per un’analisi che travalica quel settore e si espande all’orientamento politico, alla confusione che regna nei luoghi deputati alle decisioni.

Quest’azienda deve naturalmente ottenere tutte le autorizzazioni all’esercizio come una qualsiasi altra attività, e altrove ricordavamo che l’Italia occupa l’89° posto nella classifica mondiale dei paesi in cui è più facile aprire un’impresa. In più ci sono le autorizzazione alla gestione ed al trasporto dei rifiuti, dove non è il caso di dilungarsi in disamine tecniche che risulterebbero complicate e noiose in questa sede.

Il famoso Decreto Ronchi (D. Lgs. 22/97) in materia di ambiente è stata l’origine di tutto, la prima conversione in legge nazionale di normative europee. La leggenda narra che il testo sia stato trasposto dall’inglese all’italiano in tutta fretta e giusto in tempo per evitare le sanzioni collegate al mancato recepimento entro i termini previsti, con il comprensibile risultato di essere zeppo di incongruenze, lacune, ambiguità e quantaltro dovrebbe essere assente tra le righe di una legge che si volesse chiara, univoca ed efficace. Ecco che improvvisamente i titolari di piccolissimi laboratori che si dedicavano in modo pionieristico alla ricarica delle cartucce per le stampanti, si sono trovati ad essere titolari di impianti di gestione rifiuti, esattamente allo stesso modo di un grande sito dove si stoccano centinaia di tonnellate di plastica.

Facile immaginare il caos che si è creato, una selva di ricorsi, richieste di chiarimento e proteste che sono state affrontate a suon di modifiche, integrazioni e circolari esplicative.

Caotica, ma pur sempre legge cui ci si deve adeguare.

Era prevedibile che un sistema nuovo e così complesso non avrebbe mai potuto andare a regime in meno di una decina di anni, ma il Governo precedente all’attuale aveva incluso nelle proprie intenzioni anche quella di risistemare le cose con un intervento complessivo e radicale. La leggenda narra che il giorno prima di quello di termine legislatura il provvedimento di riordino e modifica sia stato emanato per disperazione (D. Lgs. 152/2006), monco, storpio, raffazzonato, praticamente una brutta copia del vecchio Ronchi, disorganico e cervellotico. Giusto quando gli operatori del settore rifiuti si erano adeguati e conformati alla precedente normativa.

Ma non è finita.

La mossa geniale –detto semplicemente- è stata quella di costruire un decreto dove esistono termini come “trasporto occasionale”, senza che sia indicato il significato in termini temporali e di frequenza, una genericità che sarebbe dovuta essere sanata dall’emanazioni dei cosiddetti Decreti Attuativi. In sostanza è come dare da mangiare ad un affamato con il contagocce, una specificazione alla volta che non risolve l’oscurità dell’impianto generale, perché in caso di controversia con gli organi di controllo sul significato di occasionale, il cittadino-imprenditore deve potersi vedere garantita una certezza della norma e non deve subire la vessazione di interpretazioni difformi da una Provincia a quella confinante.

Ebbene, questi Decreti Attuativi ad un certo punto –siamo ormai nel 2006- hanno cominciato ad essere emanati in diverse ondate, peccato che nel frattempo molti siano stati ritirati, annullati o sospesi per manifesta incompatibilità con il corpus od altri motivi simili.

Nel mezzo rimangono, al solito, i cittadini-imprenditori, perplessi e sconfortati, naufraghi in un oceano senza punti di riferimento, impauriti e costretti a spendere migliaia di euro per affiancarsi ad uno studio di consulenza ambientale che abbia gli attributi per difenderli in caso di ispezioni o verifiche delle Autorità preposte.

È davvero difficile andare avanti in queste condizioni, e si fa sentire forte la mancanza di un Capitano che regga il timone governativo e contemporaneamente tenga un occhio nel cannocchiale –verso il futuro- e l’altro fisso davanti la prua del vascello.

 

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