I 40enni

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Quando si parla di Nordest, tutti gli analisti e gli esperti sono più o meno uniformemente d’accordo sul fatto che sia necessario un ricambio generazionale delle dirigenze, imprenditoriali, gestionali, intellettuali e sociali. Il vecchio modello dell’impresa familiare chiusa su sé stessa, ad esempio, non funziona più da tempo, ed è sotto gli occhi di tutti.

A Vicenza si è svolta la prima edizione di un nuovo appuntamento, un incontro-convegno cui ha partecipato Rutelli e dove si sono riuniti tutti i membri della categoria che si dovrebbe candidare a guidare lo sviluppo dell’area nel futuro prossimo, un incontro che ha lo scopo dichiarato di fare rete tra i vari “giovani” che ricoprono ruoli di rilievo in aziende pubbliche e private, nella politica e nella cultura. Tra i soggetti coinvolti nel progetto la Fondazione Nordest.

Il particolare preoccupante è che, secondo i promotori, la futura classe dirigente è rappresentata da coloro i quali hanno ad oggi 40 anni d’età. Considerando che quello del 2006 è stato il primo appuntamento, significa che questi signori prima di riuscire ad organizzarsi in qualche modo e produrre qualche risultato avranno l’età che avevano i precedenti dirigenti quando sono stati tacciati di essere vecchi. È come costruire un passante viario non tenendo conto dell’aumento del traffico veicolare che si svilupperà nel periodo necessario a terminare i lavori, probabilmente rendendo inefficace l’opera fin dal giorno della sua inaugurazione.

Forse sarebbe stato meglio iniziare a lavorare oggi su coloro i quali di anni ne hanno trenta, o meno. Ma si sa che i giovani sono difficili da controllare, hanno il vizio della creatività e del rinnovamento, in un attimo possono materializzare intuizioni in grado di ribaltare decenni di lenta opera politica e di compromessi, sono incostanti e facili prede dell’entusiasmo, meglio suggestionarli, convincerli che la strada per arrivare in alto sia lunga e faticosa, farli crescere nelle scuole politiche di proprietà dei partiti in modo che domani possano dare continuità ad un certo modo di fare, di parlare e di pensare.

Si chiacchiera, intanto gli anni passano e l’invecchiamento del paese pare essere sempre più un inesorabile declino dovuto alla vetustà delle idee, piuttosto che un indice demografico.

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