Maria, la bielorussa

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La costruzione della democrazia dal basso è un tema che ultimamente si è trasformato in una specie di residence in multiproprietà, tanti sono gli autonominatisi padri putativi.

Fino a qualche mese addietro si gridava alla rivoluzione difronte ad un esercizio democratico dovuto e di banalità sconcertante come le primarie, ma la sola capacità di dividere in sillabe non rende un individuo padrone della grammatica, e le primarie rimangono esercizio, non fanno sistema. Per di più se vengono applicate solamente in occasione della scelta del candidato premier, scomparendo poi quando più avrebbero avuto importanza per determinare l’orientamento di partiti e coalizioni sulle scelte concrete.

Ci sono fatti che invece dimostrano il coraggio di alcune persone nell’incarnare pienamente il concetto di democrazia dal basso, persone che coscientemente sfidano in campo aperto le regole stabilite e l’apparato che ne garantisce l’applicazione, naturalmente considerando tali regole difformi dalla sensibilità tipica dell’essere umano e perciò inapplicabili. Persone che tentano di cambiare lo stato di fatto democratico mettendo in atto comportamenti che implicano personali assunzioni di responsabilità, disagi, noie legali e tanta sofferenza spirituale. Persone che reagiscono a quelle che ritengono essere ingiustizie con la forza dei sentimenti, della ragione, del corpo, dell’animo e della volontà.

Una di queste persone è stata Luca Coscioni.

Altre due sono i coniugi che in questi giorni hanno creato un caso diplomatico tra Italia e Bielorussia perché si rifiutano di consegnare Maria (così è stata chiamata), la bambina bielorussa che avrebbe subito violenze nell’orfanotrofio nel suo paese d’origine e che era loro ospite. I retroscena, gli sviluppi futuri, le eventuali menzogne sui fatti non comportano difetto del ragionamento che stiamo seguendo.

Il punto è che la democrazia viene dal basso nel momento in cui il cittadino -la coppia in questo caso- si ricorda di essere titolare del diritto di trasformarla, di migliorarla, di osteggiarla e perfino di disattendere ad alcuni imperativi legali, perché la democrazia è un sistema concettuale e come tale pienamente distinto dalle regole con cui viene concretizzata ed amministrata, regole che sono prodotte da uomini fallibili e sostanzialmente in disaccordo su di esse, come dimostrano i diversi tipi di democrazie esistenti sul pianeta.

Se un marito ed una moglie qualsiasi, gente comune, riesce a mettere in crisi le relazioni diplomatiche tra due paesi, allora c’è ancora un filo di speranza, c’è ancora la possibilità di dimostrare che sono le scelte dei cittadini a contare, sopra ogni cosa, e che a queste scelte la democrazia si deve conformare.

Quando un uomo muore d’infarto dieci metri fuori del cancello del Pronto Soccorso, davanti agli occhi dei medici che decidono di non soccorrerlo per non contravvenire al regolamento che impedisce loro di abbandonare il posto, significa che subiamo passivamente l’imposizione di regole e divieti senza più avere l’umana capacità di valutare fin dove si possa spingere la loro osservanza, e ciò –oltre che estremamente pericoloso- è sintomo di asfissia sociale e culturale.

Quando l’Ordine dichiara che quei medici hanno agito correttamente, o quando si levano proteste perché il mancato rientro di Maria in Bielorussia rischia di compromettere le aspettative di adozione di altre famiglie, la democrazia non viene dal basso, cade in basso.

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