I partiti unici, la nuova burletta

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Entrambi i Poli stanno da qualche tempo riflettendo ed operando per dare vita ciascuno ad un nuovo, grande partito. Da una parte il Partito delle Libertà, dall’altra quello Democratico. Aleggiano persino idee di Partiti dei Moderati (o Grande Centro), anche se non si capisce cosa significhi l’aggettivo moderato.

Il bipolarismo bubbonico da cui siamo affetti riesce già di per sé a limitare la sovranità dell’elettore sul proprio voto, ci mancano solo le compagini blindate.

È vero che tradizionalmente il nostro paese ci ha abituati alla frammentazione partitica e che la stessa non è un toccasana per la stabilità, ma è vero anche che non c’è libertà con la logica dei più grossi che pigliano tutto. Si rimedierebbe –forse- alla dispersione dei voti, ma si ucciderebbero le alternative, solitamente rappresentate dalle fievoli voci fuori dal coro che rompono le uova nel paniere.

Tanto varrebbe allora stabilire per legge l’alternanza, una legislatura al Centrodestra ed una al Centrosinistra. O meglio una al Partito Democratico ed una al Partito delle Libertà, a meno che non entri in gioco il Partito dei Moderati a fare –di volta in volta- l’ago della bilancia.

Ma se nel Centrodestra -deglutiti alcuni bocconi amari come l’egoismo liberista, il divario socioeconomico provocato dal capitalismo selvaggio ed altri assortiti- i cattolici stanno tutto sommato a proprio agio, così non pare essere nel Centrosinistra.

Viene spontaneo pensare che per stare tutti in uno stesso grande partito sia necessario ognuno cedere un pezzo di diversità per rendere omogenee le posizioni all’interno, e questa strada pare essere nelle possibilità dei partiti che confluiranno (eventualmente) nel Partito delle Libertà. Per quelli che confluiranno (eventualmente) nel partito Democratico invece la situazione sembra molto più complessa.

Per rendere efficace la teoria troppo astratta, si prenda ad esempio la questione delle staminali, della ricerca che le dovrebbe utilizzare, della fecondazione eterologa e di tutto quanto è stato il centro del dibattito prima del referendum.

Per i cattolici -leggasi in questo caso Margherita- l’embrione è vita, in modo inequivocabile ed incontrovertibile, è quindi un assoluto. Ed è qui che nasce il vero problema. Per definizione un assoluto non è trattabile, non è modificabile, non è aggiornabile, perciò a questo tema non potrà essere applicata la formula del compromesso o dell’avvicinamento a posizioni diametralmente opposte, che pur nel Centrosinistra esistono.La frattura sarà insanabile, o il Partito Democratico si troverà a votare diviso in molte occasioni e allora ci si chiederà che senso ha avuto formare un gruppo unitario. Entrambe le prospettive non sono granchè rassicuranti, come al solito aleggia una grande indecisione basata su calcoli che hanno più a che fare con numeri e percentuali, che con idee e progetti per il futuro del paese.

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