Luxuria, Wladimir

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Con una tranquillità ed una pacatezza come se stesse chiedendo di trasformare un incrocio in una rotonda, il deputato Luxuria chiedeva in Commissione che venissero inseriti nei palinsesti della tv pubblica e in fascia protetta dibattiti seri e qualificati sulla condizione dei gay, delle lesbiche e dei transgender.

Il deputato successivo (mi scuso per la mancanza, ma non ne ho colto il cognome), con arroganza tipicamente maschile e sottesa vena di scherno, dichiarava avrebbe fatto finta di non aver sentito, di non aver capito o di aver capito male, tanto considerava aliena quella richiesta.

Come non poter istintivamente provare un sentimento di tenerezza per Wladimir, così sognatore da riuscire con somma dignità a formulare una richiesta del genere in quel consesso?

Come non provare rabbia per l’atteggiamento dei colleghi del deputato Luxuria?

La proposta voleva quasi sicuramente vestire i panni della provocazione, e almeno a giudicare dalle reazioni scandalizzate che ha suscitato i pesci sono cascati dritti nella rete.

L’importante è che in determinati contesti “ufficiali” si possa –almeno- iniziare ad utilizzare determinati sostantivi, perché una cosa non nominata è una cosa inesistente.

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