Pakistan Father

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Questi giorni di agosto sono stati tormentati dalla vicenda del padre pakistano che ha preferito sgozzare la figlia con le proprie mani piuttosto che vederla crescere e vivere come una occidentale.

Il mostro islamico si è concretizzato, ha portato entro i confini italiani una miscela esplosiva di brutalità casalinga e barbare pratiche che parevano questioni di mondi lontani migliaia di chilometri. Si è gridato all’orrore, il risentimento nei confronti degli immigrati è sicuramente cresciuto, l’indignazione è arrivata ai limiti del sopportabile. Quale mente ottenebrata può attuare un proposito del genere?

Ma due sedicenni che massacrano a coltellate la madre e il fratello di lei è meno grave? Assassinare i propri genitori in branco con gli amici per ottenere l’eredità è meno grave? Superata una certa soglia ha ancora senso parlare di livelli di gravità?

Lo squilibrio colpisce random, come si usa dire, tra autoctoni ed immigrati non fa differenze.

Se è vero che alcuni esponenti della comunità pakistana hanno dichiarato che la ragazza andava punita e che ci saranno degli avvocati pronti ad invocare il delitto d’onore (tra l’altro abrogato nel 1982), non si può far altro che lasciare questi signori alle prese con le proprie coscienze.

Il problema scottante è un altro: il ruolo delle donne nella società, la tutela dei loro diritti, la creazione di un sistema veramente paritario.

Il Ministro Amato ha dichiarato che non è sufficiente che uno straniero risieda in Italia per un certo numero di anni e poi ottenga la cittadinanza semplicemente in base a questo parametro, ci sarà bisogno di fargli riconoscere alcuni dei valori che in occidente sono ritenuti fondamentali ed universali, uno dei quali è la totale parità tra uomini e donne.

Guardando la composizione del nostro Parlamento e del nostro Senato viene da ridere, permettete la franchezza. Da quale pulpito si vuole pontificare? Anche il più cretino degli italiani –perché ce ne sono, anche se nessuno lo dice volentieri- si rende conto di quale sia la situazione delle donne nel nostro paese, non servono sondaggi o ricerche. Si progredisce, è indubbio, ma il medioevo è passato da un bel pezzo, quando vedremo un Presidente della Repubblica donna? Naturalmente non come unica pianta in mezzo al deserto, ma come espressione di una effettiva e diffusa emancipazione femminile.

I tassisti –con tutto il rispetto per la categoria- sono riusciti a bloccare il paese appena si sono toccati quelli che consideravano loro diritti, possibile che non possano fare altrettanto le donne? Magari senza ricadere negli eccessi di un femminismo già visto?

Forse non sgozziamo le donne come agnelli sacrificali, ma le società moderne hanno elaborato nuovi strumenti di vessazione e violenza nei loro confronti, solo apparentemente meno cruenti. E meno male che riteniamo di essere uno dei fari di civiltà che dovrebbero illuminare il futuro del pianeta.

Una Risposta to “Pakistan Father”

  1. leoaruta Says:

    Ciao,
    Ho avuto la sensazione, leggendo questo post, di cogliere in Te una sorta di rassegnazioni e quasi di accettazione circa il destino della povera Hina.
    Forse farò parte di quella schiera di italiani cretini ma io ci vedo una barbarie senza fine in quella vicenda.
    Una barbarie che decide a tavolino lo sgozzamento di una ragazza che ha deciso di sottrarsi ad una vita preconfezionata che gli offriva un marito scelto per procura (come si usava 50 anni fa) e che vedeva la sua relazione con un occidentale come un’onta da lavare col sangue.
    No caro amico, io voglio distinguere questa vicenda da fatti di cronaca nera che non hanno una matrice fondamentalista alle spalle, sarebbe un grave errore! Così come è un grave errore qualunque velata giustificazione o addirittura difesa di quanto è accaduto.
    Un saluto
    Leo Aruta

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