Questa è una città

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Il danno più grave che la società di massa abbia causato è senza dubbio la timidezza.

Nessun singolo ha voglia di esporsi in prima persona, quando si vede una rissa ci si guarda bene dal chiamare le forze dell’ordine, sicuri che poi si dovrà presenziare a chissà quante udienze ed affrontare mille fastidi. Se il vicino di casa brucia i sacchetti di rifiuto secco per risparmiare sulla bolletta ed appesta il quartiere con fumi alla diossina, meglio chiudere le finestre e sopportare, piuttosto che chiamare i vigili e turbare la futura convivenza.

Nel gruppo ci sentiamo rappresentati, come singoli non abbiamo il coraggio di affrontare i problemi quotidiani, il fatto è che un gruppo non nasce gruppo, si costituisce con le volontà dei singoli che vi aderiscono. I milanesi sono intrappolati nel traffico che li soffoca, se contemporaneamente tutti (o quasi) si rivolgessero allo stesso concessionario ed acquistassero una vettura elettrica, probabilmente spunterebbero un prezzo ridicolo.

Ho letto il programma di Questa è una Città proprio per le amministrative della città di Milano (vi invito a leggerlo all’indirizzo www.questaeunacitta.it ). Senza scendere nei particolari (alcuni dei qual ho trovato un po’ troppo “new age”, tipo l’autostop system), il fatto interessante è proprio l’approccio alle questioni che ha dato contenuto al programma.

Forse la parte più importante del testo è l’introduzione, dove è dichiarata “la consapevolezza che sia impossibile racchiudere in un programma tutti i problemi e i mali di una città, nella convinzione che sia più importante far comprendere l’approccio alle problematiche e lo sguardo diverso alle soluzioni…… perché la città si gestisce giorno per giorno, perché non è onesto chi dice di sapere già tutto, perché la collaborazione, lo scambio di visioni e l’invenzione di soluzioni non hanno limiti”.

Si tratta in sostanza di brevi flash che fanno luce sulle varie tematiche, senza preoccuparsi di dire dove si troveranno i fondi e attraverso quali strumenti si dovrà intervenire. Trattandosi di programma politico è stata una mossa coraggiosa, il potenziale elettore che lo abbia letto rimane alla fine senza risposte concrete ma con in testa l’idea meravigliosa di una Milano a misura d’uomo, viva, attiva, ecologica e creativa. Tutta un’altra cosa rispetto a leggere un programma tradizionale, dove vengono elencati problemi e soluzioni preventive che però non riescono a suggestionare, non lasciano intravedere un progetto per il futuro. La raccolta in termini di voti realizzata da Questa è una Città non è stata confortante, ma il segnale importante è che sia entrato in gioco un nuovo attore, con idee nuove e senza nulla da perdere. Il grande Partito (o Coalizione) non si può permettere un così grande azzardo, come la multinazionale cui basta perdere il 2-3% degli utili per andare a gambe all’aria, deve proteggere il risibile vantaggio sugli avversari/concorrenti.

Ed è qui che entrano i gioco i singoli.

Pochi voti alla fine significa pochi singoli che hanno avuto il coraggio di dare fiducia all’alternativa. La Moratti è quanto di più distante ci possa essere dall’alternativa, è la rappresentante perfetta dell’estabilshment patrizio milanese, perciò viene da chiedersi se alla fine i milanesi non abbiano ottenuto esattamente quello che volevano, perché in democrazia funziona così, chi prende più voti è colui il quale i cittadini hanno giudicato più capace e con le intenzioni migliori.

Basta questo a dichiarare il fallimento della iniziativa di Questa è una Città? Oppure è solo la prima goccia che scaverà la roccia? Staremo a vedere, comunque già solo arrivare a proporre un programma alternativo può essere considerata una vittoria, intanto si comincia mettere in vetrina anche il prodotto diverso, se ne discute (ad esempio come stiamo facendo in questo blog), l’occhio del passante prima ignaro comincia a posarcisi e a valutarlo, alcune terminologie iniziano ad entrare nelle orecchie, l’informalità viene sdoganata, probabilmente la prossima volta non ci sarà bisogno di dichiarare che il contenuto del programma “non è uno scherzo”.

In effetti al singolo disilluso può sembrare ridicolo ci sia qualcuno che davvero ancora pensa di poter raggiungere determinati risultati utilizzando la politica, può sembrare si scherzi quando si parla di psicosi urbane invece che di tangenziali, di Assessorato dei Consumatori invece che della nuova Fiera (seppur struttura architettonicamente interessante), di biblioteche ambulanti invece che di spartizione delle poltrone. Invece si può fare, basta che i singoli ci credano, che abbiano la forza di riassumersi le proprie responsabilità ed emanciparsi dal gruppo, è meglio avere tutti la stessa macchina elettrica per scelta individuale, piuttosto che avere tutti una macchina diversa a benzina perché non ci sono alternative.

Forse sarebbe anche il caso di abolire i comizi e le tribune elettorali, in fondo se le intenzioni di un Partito (o di una Coalizione) sono esplicitamente messe per iscritto con lo scopo di fermarle su carta e renderle inequivocabili e non ritrattabili successivamente in armonia con il principio verba volant, scripta manent, allora perché io cittadino devo sorbirmi poi fiumi di parole vuote ed inutili (naturalmente a spese mie, quando si tratta di RAI)? Se è scritto è scritto, non serve aggiungere nulla, devo essere libero di leggere e farmi la mia idea autonomamente.

Per non divagare concludo.

A Venezia esiste lo spazio per proporre un’operazione del genere, un programma alternativo, una prima incursione negli ingessamenti e nei formalismi del macchinario Amministrativo, un primo campanello per risvegliare i singoli. Servono solo i primi singoli per iniziare.

Una Risposta to “Questa è una città”

  1. bepivenezian Says:

    “questa è una città” è un modello interessante, ma con evidenti limiti, a partire dal consenso. Ha sbagliato. Non nella sostanza, ma nell’agire elettorale. Perchè presentarsi alle comunali per essere massacrato? non era meglio mantenersi come “movimento d’opinione” libero di colpire tutti i giorni dell’anno? o inserirsi in liste unitarie (a Milano non c’era cmq lo spazio per questa operazione) per raccogliere voti di preferenza? Chi si presenta alle elezioni, comunali, muncipali ecc. non può che avere l’obiettivo di essere eletto. Chi decide di marcare discontinuità nella politica può farlo come movimento d’opinione, il presentarsi alle elezioni significa un cambio di paradigma che se non si è in grado di affrontare porta a figuracce come quelle di “Questa è una città”. A Venezia esiste uno spazio per incursioni plitiche? assolutamente sì. Per incursioni amministrative, assolutamente sì, ma è un passaggio sucessivo che se fatto con troppo foga rischia di demoralizzare i singoli.

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