Lezione di stile

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Paolo Cacciari, eletto nelle ultime elezioni politiche a Venezia nella lista di Rifondazione Comunista, ha appena dato una lezione di stile a noi tutti. Premessa: Io non sono pressoché mai stato d’accordo con lui nelle questione veneziane. Un po’ più in sintonia quando si trattata di politica nazionale e internazionale, ma non troppo. L’ho sempre considerato uno stalinista, ossia quando la maggioranza del partito indica lui segue: se il partito è ambientalista lui ne diventa l’anima più genuina e pura; se il partito decide di essere non-violento, lui si comporta come novello Gandhi anche se poco prima inneggiava a Mao, ecc. Ma circa dieci minuti fa, ha fatto una cosa che mi obbliga a riflettere su questo mio pesante giudizio. Ero sintonizzato su Radio Radicale http://www.radioradicale.it/ per ascoltare il dibattito in Aula sul ri-finanziamento in Afghansitan. Cacciari si è detto contrario, con un discorso breve, ma efficace che inserirò nel sito come commento a questo postato appena sarà disponibile lo stenografico dell’aula. Contrario, ma allo stesso tempo si è detto consapevole dell’importanza del governo Prodi e consapevole di come alcune parole di Fausto Bertinotti mettessero di fatto fuori linea i “pacifisti di principio” da Rifondazione Comunista accusati perfino di fare il gioco delle destre. E lui si è dimesso!!! Un grandissimo atto di coerenza, più unica che rara in un paese ove la caregha è molto importante. Mi sarei aspettato che, con un gioco dialettico, rientrasse in linea con il partito. Invece no! Una bella lezione, lo ringrazio di tutto cuore: mi dà un po’ più di fiducia nella politica.

4 Risposte to “Lezione di stile”

  1. bepivenezian Says:

    Ecco, come promesso, il testo pronunciato in aula da Paolo Cacciari: Signor Presidente, deputati, perdonate le mie debolezze e le mie paure, ma questa volta la politica non mi aiuta a tenere assieme ragionamento e convinzione. Bobbio avrebbe detto: «L’etica della responsabilità è quella della coscienza». La prima mi dice che la mozione della maggioranza e il conseguente disegno di legge sono i migliori possibili nelle condizioni date, la seconda mi dice che le carneficine in corso in Medio Oriente avrebbero bisogno di una rottura netta ed immediata con le pratiche e con le politiche fin qui condotte dall’Italia, dall’Europa, dalle potenze occidentali. Potremmo non avere a disposizione altri sei mesi per convincerci che non saranno mai gli interventi militari a portare stabilità, sicurezza, pace – per non dire democrazia – né a loro né a noi. Dal Libano, alla Siria, all’Iran, il passo della spirale si allarga paurosamente. Il nostro è ormai il tempo della guerra; la violenza sotto qualsiasi forma determina altra violenza, lo strumento militare non è adatto a sradicare il terrorismo – come ha affermato un nostro generale – e a poco conta il colore degli elmetti.
    I bacini d’odio si prosciugano con altri mezzi. Michel Laguerre ha scritto: «Scegliere la via della convinzione, anziché quella della minaccia e del dominio». Tra la partecipazione alle guerre e l’inazione ci sono altre forme possibili di intervento, di interposizione non violenta, di confidence building, di riconciliazione, di creazione di corpi civili di pace, di mobilitazione delle infinite risorse di solidarietà e cooperazione di cui dispone la società civile. Proviamoci, almeno.
    Molte persone che stimo, a partire dal Presidente Bertinotti, affermano che gli argomenti del pacifismo di principio non violento in queste aule sono fuori luogo; possono solo fare il gioco oggettivamente delle parti avverse.
    Indebolire la mia amata parte politica, mettere in difficoltà questo ottimo Governo sarebbe l’ultimo degli effetti indesiderati generati dal clima di guerra in cui siamo tutti immessi. Per evitare queste conseguenze, colgo di buon grado l’invito a lasciare libero questo seggio al prossimo della lista.
    Accetti Presidente questa mia brevissima dichiarazione già come lettera di dimissioni, così che la forza e la compattezza della maggioranza possa essere subito ripristinata. Nel frattempo, non partecipo ai voti sulle mozioni e sul disegno di legge.

  2. lorenzopezzato Says:

    Ho sentito anch’io l’intervento…l’ha letto in modo insolitamente pessimo. Come mai?

  3. bepivenezian Says:

    è vero che a voce è andato malaccio. Però non è mai stato fortissimo nell’ars oratoria e sopratutto per uno come lui ritrovarsi contro la linea del partito e dirsi dissenzienti in aula e prendere le conseguenti decisioni… la tremarella ci sta tutta. Del resto credo che ad oggi sia stato l’atto politico più importante della sua carriera.

  4. bepivenezian Says:

    come non detto… la camera ha respinto le dimissioni e Cacciari non ha battuto ciglio… sono quasi contento: conferma quello che pensavo su Paolo Cacciari, anche se sarei stato ben contento di essermi sbagliato!

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