Delirio in sfera di cuoio

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Ho trovato assolutamente indecente sentire Galeazzi dichiarare che “una partita di calcio non è una guerra, ma quasi, uno scontro che non è solo sportivo perchè a fronteggiarsi sono in realtà due culture, due popoli profondamente diversi (Italiani e Tedeschi), due popoli che si rispettano ma che non si piacciono…”.

Siamo al delirio, signori. Sentire poi che si organizzano convegni dal titolo “Il calcio, specchio della società” mi fa tornare in mente l’immenso Albertone Sordi e le sue caricature dell’Italietta del dopoguerra.

A volte mi chiedo se ci sia davvero ancora qualcosa che si può fare.

2 Risposte to “Delirio in sfera di cuoio”

  1. bepivenezian Says:

    Purtroppo Galeazzi è il sombolo di un giornalismo sportivo che per la maggiore è arrivato a livelli… beh non so come definirli. Vorrei qui inserire un breve estratto dell’articolo che Gianni Brera scrisse dopo Italia-Germania 4-3 a testimonianza di come sia possibile fare giornalismo sportivo in altri termini. Ieri, e io credo anche oggi!

    Italia-Germania 4-3
    di Gianni Brera
    Il Giorno, 18 giugno 1970

    “Il vero calcio rientra nell’ epica… la corsa, i salti, i tiri, i voli della palla secondo geometria o labile o costante…”
    Non fossi sfinito per l’ emozione, le troppe note prese e poi svolte in frenesia, le seriazioni statistiche e le molte cartelle dettate quasi in trance, giuro candidamente che attaccherei questo pezzo secondo ritmi e le iperboli di un autentico epinicio. Oppure mi affiderei subito al ditirambo, che è più mosso di schemi, più astruso, più matto, dunque più idoneo a esprimere sentimenti, gesti atletici, fatti e misfatti della partita di semifinale giocata all’ Azteca dalle nazionali d’Italia e di Germania.

    Un giorno dovrò pur tentare. Il vero calcio rientra nell’ epica: la sonorità dell’ esametro classico si ritrova intatta nel novenario italiano, i cui accenti si prestano ad esaltare la corsa, i salti, i tiri, i voli della palla secondo geometria e labile o costante…Trattandosi di un tentativo nuovissimo, non dovrei neanche temere di passare per presuntuoso. “Se tutti dovessero fare quello che sanno”, ha sentenziato Petrolini, “nulla o quasi verrebbe fatto su questa terra”.

    È vero. Prima di costruire il ponte di Brooklyn, l’ architetto che lo progetta non è affatto sicuro di esserne capace. Io stesso, disponendomi a cantare una partita di calcio, non saprei di poterne cavare qualcosa di valido. Però la tentazione è grande: ed io rinuncio adesso perché sono stremato, non perché non senta granire dentro la voglia di poetare. Italia-Germania è giusto di quelle partite che si ha pudore di considerare criticamente. La tecnica e la tattica sono astrazioni crudeli.

    Il gioco vi si svolge secondo meno vigili istinti. Il cuore pompa sangue ossigenato dai polmoni con sofferenze atroci. La fatica si accumula nei muscoli male irrorati. La squadra, a stento nata traverso la applicazione assidua di molti, si disperde letteralmente. Campeggia su diversi toni l’ individuo grande o fasullo, coraggioso o perfido, leale o carogna, lucido o intronato. Se assisti con sufficiente freddezza, annoti secondo coscienza. Non ti lasci trasportare, non credi ai facili sentimenti, non credi al cuore (anche se romba nelle orecchie e salta in gola). Ho sempre in mente di aver cercato invano di capire come siano andate realmente le cose nella finale mondiale 1934. Nessun cronista italiano aveva visto: tutti avevano unicamente sentito.

    Ora mi terrorizza l’ idea che qualcuno debba scorrere un giorno questo articolo senza capire né poco né punto come si sia svolta la memorabile semifinale Italia-Germania dei mondiali 1970. Retorica ne ho fatta solo a rovescio, giustificando la mia umana impotenza a poetare. Ho dato un. idea di quanto avrebbe meritato lo spettacolo dal punto di vista sentimentale? Bene, non intendo abbandonarmi a iperboli di sorta.

    (…)

    Il 4-3, a pensarci, legittima tutto: anche le nostre fondate ambizioni a vincere definitivamente la rimet. Ma se commettiamo gli sfondoni di mercoledì con il fiero e disinvolto Brasile, poco poco ne prendiamo de goleada. Attenti, allora. Da domani studiamo la partita, ci ragioniamo su e vediamo com è possibile farla nostra, se davvero sarà possibile.

  2. michelebrunello Says:

    Io trovo assolutamente indecente che in tutti i comuni sfigati d’Italia ci sia un maxischermo e a Venezia ciccia. Tanto i cari amministratori andrannoin qualche palazzo in canal Grande a Vederla. MAh

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