Grand Princess

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Grand Princess

Al momento del suo varo alla Fincantieri, circa tre anni fa, la Grand Princess era la nave da crociera più grande del mondo. Ora è solo una delle centinaia di città galleggianti che solcano i mari di tutto il pianeta, già superata in stazza e capienza da mostri sempre più grandi e capienti, facenti capo alla grande holding americana Carnival. La si può vedere svettare nei giorni precedenti la partenza alla stazione marittima, se osservate quello strano sperone sospeso nella parte anteriore del ponte, a prua è… il campo da tennis. La Grand Pricess dà accolgienza ad oltre 3000 passeggeri e oltre 1000 componenti dell’equipaggio. Una vera e propria polis temporanea galleggiante

(giusto un quindicesimo della popolazione di Venezia) che, a dispetto di quanto si crede, include in se stessa delle vere e proprie divisioni sociali. Il prezzo per una cabina varia infatti dai 700 ai 20000 euro per una crociera, a seconda che ci si sposti dai piani inferiori a quelli superiori. Nei gironi ancora inferiori sta l’equipaggio a cui raramente è dato di vedere la luce del sole. Ai livelli più bassi la gigantesca cambusa con celle frigorifere differenziate per generi alimentari, un centro di smaltimento rifiuti con un inceneritore e un cabina frigorifera apposita per i generi non combustibili. Tanto per dare un po’ i numeri la nave conta 7 piscine, una quindicina di ascensori, 4 squadre antincendio, 2 teatri, svariati ristoranti, un casinò, una cappella per gli sposalizi e tre posti “letto” in cella frigorifera per gli eventuali decessi a bordo… l’età dei clienti infatti è mediamente sui 50-60 anni e l’usanza del cadavere a mare è ormai da archiviarsi in libri di storia e racconti di pirateria.

Un vero e proprio rovesciamento di prospettiva: appena si sale sul ponte ad oltre 50 metri di altezza dal livello del mare l’impressione inevitabile è di un portentoso fuori scala. E’ la nave che è troppo grande o Venezia che è troppo piccola? Da quassù Venezia, il Grande Club Med Vacanze è più credibile e incredibile ad un tempo e ci si chiede se non valga davvero la pena costruire qualche piscina in città, chissà sui palazzi più alti o ricavando un po ‘ di acqua depurata dai canali. Dai suvvia, non scandalizziamoci, già ve n’erano un cinquantennio fa, i più vecchi ancora le ricordano alla stazione e alle Zattere…

Visioni disneyworldiane a parte (che comunque se ben inquadrate fanno apparire l’industria turistica veneziana poco più che una realtà provinciale e sottosviluppata) è evidente che alla città di questi tempi si impongono delle scelte, apparentemente degli aut aut. Le grosse holding di queste compagnie chiedono sempre maggiori strutture portuali, lo scavo ulteriore dei canali (la manovra è difficoltosissima a causa del pescaggio). Quete le condizioni per entrare in competizione con altri porti quali quello di Trieste. L’alternativa è non uscire dalla scala lagunare, ma rinunciare ad un tempo alla gran parte dei proventi economici che questa prospettiva promette. Ci sono interessi che vanno in direzione completamente opposta. Ad esempio i pescatori di Chioggia e Pellestrina proprio l’altro giorno occupavano Ca’ Farsetti, chiedendo a gran voce, oltre alla concessione delle aree per la coltura delle vongole, l’interramento degli stessi canali di cui sopra.

Nella stessa città, nello stesso contesto, ci sono ragioni che vanno in senso esattamente opposto e non sarà certo la ragione della Storia a portarcene fuori e a risolverli. A meno di grandi e gravi conflitti. L’unica condizione per affrontare questi processi è al capacità di affrontarli senza pregiudizi, con un cristallina consapevolezza scevra dagli interessi stessi, una visione forte e lungimirante, capace di fare delle scelte precise, le migliori, e incluse in una strategia. Altrimenti la città sarà sballottata “come nave sanza nocchiero in gran tempesta”…

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