IUAV DECADENCE 02

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Nella foto, di Edoardo Luppari, vediamo le espressioni tese e/o perplesse che avevano i docenti mentre si stava eleggendo Magnani Rettore IUAV

“È cominciatà l’era e la politica delle sarde in saor” pare abbia detto Tafuri dopo l’elezione di Folin a rettore IUAV.
“Siamo andati tutti a capeonghe” diciamo oggi dopo l’elezione di Magnani; o ancora meglio: “Xe n’dà tutto in mona”, come d’altronde il calcio, la Rai e in genere tutti i settori decisionali del paese!
E’ la classe dirigente di un intero paese che sta mostrando la sua vera faccia, e solo per questo affronto il caso-IUAV come caso paradigmatico del sistema italiano, altrimenti sarebbe (purtroppo) poco degno di interesse extralocale.
Osserviamo quindi quanto successo in università e guardiamo la recente elezione di Magnani a Rettore come la sclerotizzazione di una classe di professori che elegge, a rappresentante di se stessa, un elemento indubbiamente mediocre per allontanare il rischio di doversi confrontare con le reali dinamiche della contemporaneità.


La situazione della più prestigiosa (almeno dicono così) università Italiana del progetto (architettonico, urbano, di design, moda o arte che sia) risulta particolarmente desolante nel panorama internazionale.
E’ difficile fare un discorso che venga compreso dai “non addetti ai lavori”, e che susciti interesse anche in chi invece conosce bene la realtà universitaria veneziana e la situazione dell’architettura italiana, ma ci proverò.
Se il contributo intellettuale dato dagli architetti italiani al dibattito internazionale durante gli anni ’60,’70 e ’80 è stato fondamentale, seppur supportato da molte riviste e pubblicazioni che hanno formato generazioni di architetti e urbanisti in tutto il mondo, oggi la situazione è radicalmente mutata.
I presunti “intellettuali” ex-sessantottini, che hanno vissuto quei momenti da poco più che trentenni, oggi sono giunti in posizioni dominanti nelle università e nei gangli del potere. Il fermento di quegli anni era però provocato da una dialettica di diversi soggetti della società: gli operai, gli studenti, i reazionari, i sindacalisti, gli anarchici, i cattolici etc.; l’attuale classe dirigente degli ex-sessantottini è invece formata quasi esclusivamente dai giovani intellettuali dell’epoca, normalmente ben situati in posizioni di potere.
Oggi però oggi il peso intellettuale del pensiero architettonico e urbano italiano nel panorama internazionale è diminuito drasticamente.
Questo non è causato dal fatto che non si costruisca in Italia, o perlomeno gli architetti costruiscono poco (questa è una prerogativa italiana costante nel tempo); secondo me è invece dovuto ad uno splendido isolamento dei “figli” culturali dei maestri degli anni ’60 ’70 e in parte degli’80. A conferma di tutto ciò i maggiori architetti architetti italiani che costruiscono (a parte Renzo Piano che non appartiene al dibattito italiano), cioè Fuxas, 5+1, Casamonti etc etc. non stanno allo IUAV e non fanno assolutamente ricerca (Fuxas mi pare la faccia in maniera “politicizzata” o perlomeno non “pura”).
Ma per ripercorrere i passi che ci hanno portato a questa situazione di mancanza di vero dibattito e ricerca d’eccelenza affrontiamo un caso.
Il “caso Venezia” è ancora una volta emblematico.
La classe dirigente della città è formata perlopiù da persone che nel ’68 appartenevano alla sinistra extraparlamentare, e una volta subentrati nei partiti (nel PCI), e assunta un’autonomia notevole nelle università (con la creazione dei dipartimenti), ha elaborato delle strategie di presa del potere e di strategia politico-culturale a medio-lungo termine.
Ecco quindi alcune persone inamovibili (vedi Romanelli direttore dei Musei Civici), e vedi la definitiva realizzazione di questa strategia con Cacciari sindaco.
Beninteso che non c’è nulla di male in tutto ciò, ma appare un argomento tabù il fatto che tutti, indistintamente, hanno perso una scommessa.
Quale?
IIl fatto che, durante crisi della modernità in cui tutti sono passati sul finire dei ’70 e gli anni ‘80, questa classe dirigente ha scommesso sul mettere a punto dei modelli alternativi e “diversi” di modernità su Venezia, non accorgendosi che invece il mondo e i modelli stavano cambiando radicalmente. Chiaramente non è questo il luogo dove fare una critica alla modernità e alla post-modernità (che tra l’altro stanno affrontanto ricercatori ben più autorevoli di me), però si può dire che il canto del cigno dell’apparato concettuale messo a punto dagli “italiani” sia stata proprio una mostra alle corderie dalla biennale curata da Aldo(Portoghesi), dove venne costruita la celeberrima “strada novissima”, che doveva liberare rivoluzionare i dettami e i tabù dell’architettura e fissare un punto di ripartenza.
Ma poi? Poi i grandi artefici muoiono o invecchiano e rimangono solo i loro “figli” culturali. Una generazione di architetti (quella di Boeri per intenderci), porta avanti una critica all’arroccamento italiano guardando finalmente cosa stava succedendo fuori durante gli anni ’90, ma vengono tacciati di essere “traditori” della tradizione Italiana e superficiali. Intanto i professori “sistemati” allo IUAV sotto il segno di Semerani & co, molto italianamente continuano a difendere la “grande tradizione italiana” fino a che uno dei pochi architetti con gli strumenti intellettuali adatti per sostenere ciò, cioè Purini, viene ricacciato nei meandri romani. Insomma, lo IUAV prova ad attrarre il “meglio” sul mercato, per poi ricacciarlo a casa perche questi individui vogliono-potrebbero cambiare gli equilibri. Ecco che quindi Purini, Boeri, La Cecla (e decine di dottorandi e studenti), personaggi molto diversi tra loro che avrebbero potuto rivitalizzare un dibattito, vengono rimandati a casa (o nel caso degli studenti vengono indotti a trasferirsi o compiere altri studi per la difficoltà a trovare un riscontro culturale). Fino a qui tutto accettabile, ma il problema diventa chi rimane!
Se De Michelis crea un “enclave” accademica con la facoltà di Design e Arti che utilizza grossi nomi dell’arte contemporanea e della cultura contemporanea (da Obrist ad Agamben), se il dipartimento di Urbanistica guidato da Secchi diverta il Salon des Refuges di alcuni tra i più brillanti dottorandi (ho alcuni compagni di dottorato veramente bravi), se uno si chiede perchè i migliori progettisti non sono nel dipartimento di Progettazione (per esempio Cecchetto), quello che rimane di Architettura e della scuola Veneziana è assolutamente mediocre.
Basta aprire l’Atlas di architettura contemporanea di Phaidon e cercare progettisti Italiani, in una qualsiasi rivista straniera. Basta guardare il livello e la diffusione delle pubblicazioni degli “architetti” della facoltà.
Riassumendo: in questo contesto in cui la generazione dei “bravi” si è esaurita, vengono rifiutati i “diversi” perché è pericoloso il dibattito che potrebbero suscitare, la città ha un sistema di potere (gli ammnistratori) che è “colluso” intellettualmente con l’accademia IUAV (e nutrisce la Bestia)… in questo contesto e da queste persone dovrebbe attuarsi il rinnovo di cui si parla tanto.
Questo post non vuole essere una rivendicazione tipo: “Piove: governo ladro”, ma vorrebbe contribuire e comunicare alle componenti più “giovani” (intellettualmente e non anagraficamente) che una componente utopica di cambiamento basato sulla qualità ed un onesto dibattito intellettuale è possibile e basta farlo, ritagliandosi gli spazi adatti.
L’ università pare non sia più uno spazio adatto.Bisogna crearne di alternativio e/o lavorare come virus dall’interno. Certo bisognerà aspettare e giudicare dai fatti..
Ma come è possibile che se Magnani e i suoi sostenitori non ammettono le responsabilità sull’attuale decadenza dell’ateneo e dei contenuti intellettuali dell’architettura italiana, lascino spazio a chi invece avrebbe molto da dire?
Ecco quindi che i “giovani migliori se ne vanno”. E la cosa tragica è che l’attuale classe accademica si crede “vincente”.
Sotto questa luce vedo l’elezione di Magnani Rettore, e il commento di Folin che dice “non ne ho sbagliata una, dovevo sbagliare l’ultima?”.
Insomma, ma l’autocritica (costruttiva) dove è finita? Non ha sbagliato nulla Folin con l’ ISP, con l’edificio di Miralles, con l’attuale situazione della ricerca e l’eccellenza IUAV?
Certo è che Folin era bravissimo almeno in alcuni compiti da rettore: procurare soldi e opportunità. Magnani avrà almeno queste qualità minime? Se Folin ha una delle sue colpe nell’aver alimentato quell’oligarchia non basata sul valore che è così comune nel panorama Italiano, Magnani invertirà questa tendenza che sembra l’aspetto più urgente che deve affrontare la classe dirigente Italiana in tutti i campi?

5 Risposte to “IUAV DECADENCE 02”

  1. bepivenezian Says:

    Io non conosco lo IUAV e le sue dinamiche interne. Quindi non mi permetto di essere d’accordo o meno con quanto scrive Michele. Però se vogliamo astrarre dal mondo veneziano alcune considerazioni che abbiano carattere meno localistico, credo si potrebbe pensare alla mancanza di “senso del limite” che la classe dirigente veneziana/italiana sta dimostrando. Partendo da quanto scritto da Michele, un esempio a Venezia che conosco, è Giandomenico Romanelli, dirigente primo (e intoccabile) del settore cultura del Comune da decadi. Romanelli è certamente persona di grande intelligenza e cultura, ma non dovrebbe essere fisiologico un ricambio in certe posizioni? Oppure, per saltare di palo in frasca, nel 2006 che senso può avere fare un governo con più di 100 tra ministri e sottosegretari? Ancora: un Comune con un numero indefinito di aziende controllate o partecipate nei settori più disparati ( e vale anche per la Regione), non dovrebbe darsi un limite? Foucault scriveva “il solo modo di essere nel cuore della letteratura è quello di mantenersene indefinitamente al limite”, ossia averlo ben presente. Anche per Orazio bisognava mantenersi entro certi confini (“Est modus in rebus: sunt certi denique fines / quos ultra citraque nequit consistere recto”). Non si pensi che io voglia inneggiare ai confini, ai limiti, rendendoli tutti invalicabili. Sono il primo a sostenere che le barriere vanno superate, abbattute, ecc. ma all’interno di un progetto non per mero movimentismo fine a se stesso o -forse peggio- conservazione di porzioni di potere.
    Concludendo, all’infuori di una progettualità chiara e nota, è bene porre limiti – e molti- alla prepotenza di meccanismi di potere tanto ben oliati quanto incapaci di farci intravedere nuove prospettive. Non mi riferisco a limiti per legge, ma limiti imposti da movimenti organizzati che siano in grado di far sentire la loro voce e di incidere. E qui una domanda: ma questo malcontento al quale fa riferimento Michele all’interno dello IUAV, dov’è? Io non ho visto nessuna forma di “resistenza” organizzata, eppure sappiamo che il mondo universitario quando vuol far sentire la sua voce ne è capace… ma forse mi sono distratto non essendo così addentro allo IUAV.

  2. Dario Says:

    Ho scoperto questo sito proprio ora. Mi sembra interessante, solo che non essendoci contatti, home, registrati o cose del genere ho pensato di iniziare con un commento che non vuole essere, commento del post, ma un modo per capire chi è l’autore del blog essendo io uno studente IUAV, in pianificazione e urbanistica, mi piacerebbe capire se studi o sei es. architetto, professore o altro.
    Sono al secondo anno di studi. Suppongo che l’autore del blog stia all’interno di IUAV, quindi se puoi contattami per e-mail.
    Ringraziando per il disturbo.
    A presto.

  3. VAUI Says:

    come voce interessante che riflette sullo iuav,
    avvertiamo che abbiamo messo un link a questo blog
    http://www.vaui.it

  4. Anna Says:

    uhm..sono d’accordo e non con quanto sta scritto..o meglio, sono d’accordo con tutto ma ritengo sia un errore specificarlo a Venezia..questa è una situazione che sta accadendo in tutte le facoltà di Architettura italiane..basta parlare con un po’ di nostri colleghi studenti di Ferrara, Roma o Torino..ne sentirai delle belle, quasi quanto queste!
    e poi è un errore dire che architetti come Casamonti o 5+1 non stanno allo IUAV, perchè ci stanno..non ci stanno tutto l’anno ma ci sono stati per workshop e altro..in fin dei conti loro han studi che devono essere mandati avanti e il workshop estivo (solo 3 settimane) permette a personaggi più o meno illustri di poter insegnare, cosa che con una cattedra semestrale occuperebbe troppo tempo..loro non è che non stanno allo IUAV..loro non stanno in nessuna facoltà! I tempi in cui Samonà o Rossi o Aymonino insegnavano perchè ritenevano così più importante trapassare la loro esperienza e la passione, sono finiti da un bel po’..e non solo allo IUAV..
    e poi, sinceramente, credo la situazione ora sia ben peggio.. Restucci non ha migliorato granchè la cosa..lo IUAV sta andando bellamente in vacca..e io devo ancora laurearmi alla specialistica, quindi essere consapevoli di ciò non è gratificante..

  5. http://bing.com Says:

    “IUAV DECADENCE 02 STUDIOPLANO/BLOG” was in fact certainly pleasurable
    and educational! Within todays universe that’s difficult to carry out.
    I am grateful, Molly

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