Spritz and lobby

by

di Lorenzo Pezzato

Leggevo Nordest Europa.it, mensile di confronto fra le culture riformiste del Nordest, il cui numero di marzo 2006 si apre con un intervento-intervista a Claudio Velardi, primo lobbista ufficiale nel nostro paese.
Questo signore è stato il braccio destro di Massimo d’Alema, oggi è imprenditore, si occupa di lobbyng con la sua azienda (Reti spa) ed è l’editore de Il Riformista. In sostanza la sua attività è quella di dare voce alle imprese ed ai loro legittimi interessi presso le Istituzioni politiche, emettendo per questo una regolare (e probabilmente salata) parcella.
La sua analisi del declino del sistema-nordest è chiara e lucida: la mancanza di una lobby promossa da una classe dirigente confindustriale con la capacità di stimolare elementi aggreganti è la causa prima del fatto che questa area d’Italia, nonostante l’impressionante contributo dato allo sviluppo del paese, sia stata sempre e comunque ignorata nelle sue legittime richieste.
L’unica forma di lobby che Velardi in qualche modo individua è quella che si è coagulata attorno alla Lega, che però non ha saputo interpretare un ruolo di collante al di fuori della contrapposizione Nord-Sud. La proposta alternativa è ricominciare a lavorare per creare legami e mandare un lobbista a fare pressing su Bruxelles, perché da li possono arrivare molti più fondi e perché il Nordest attualmente non ha rappresentanza –e quindi peso- da spendere presso le Istituzioni romane.
Ma a scuola non ci avevano insegnato che i rappresentanti si eleggono? Ora ci troviamo con il doverli assumere privatamente come consulenti, ma allora Camera e Senato a cosa servono? E i Parlamentari europei?
C’è un po’ di confusione, e le Istituzioni inefficienti originano la privatizzazione della rappresentanza (come è successo nel nostro martoriato Sud) e la frammentazione del paese in una galassia di lobbyes con interessi contrapposti che non condividono un’idea comune di futuro. Un tale modello di sviluppo potrebbe di sicuro tramutarsi in un gigantesco business per uomini come Velardi, ma dal punto di vista del cittadino fa rabbrividire.
L’articolo era preceduto da una introduzione che approfondiva i temi dell’incapacità del Nordest di comunicare e di comunicarsi, di veicolare la propria immagine e la propria importanza, un’introduzione orientata a sottolineare la necessità per il Nordest di rimpossessarsi dell’unico strumento adatto a far sentire la propria voce all’esterno, cioè Il Gazzettino.
In copertina la rivista riporta il disegno di un uomo che parla dentro un megafono ma dalla parte sbagliata, da quella opposta le sue parole cadono a terra dopo pochi centimetri, incapaci di raggiungere l’interlocutore. Il titolo in rosso dice “Zero in comunicazione”. L’uso del megafono come metafora della possibilità di ottenere la giusta attenzione è emblema del vetusto concetto per cui “chi urla più forte vince”, del tutto avulso dal concetto di collaborazione e condivisione.
Affidare lo sviluppo del Nordest e del paese a lobbisti armati di megafono proprio non pare la giusta direzione da seguire.

2 Risposte to “Spritz and lobby”

  1. Edoardo Luppari Says:

    Nel post non dici che c’entra lo spritz, anche se lo intuisco… forse è l’unica e la più evoluta forma di rete che il territorio veneto ha saputo produrre? la famigerata spritz community?

  2. Lorenzo Pezzato Says:

    Non un risultato incoraggiante…senza nulla togliere al potere d’aggregazione ed alla bontà dello spritz.–>

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