Rifiuti, cultura e rappresentazione

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di Lorenzo Pezzato

Se c’è un’eccellenza che è rimasta ancorata al territorio trevigiano dopo la fuga delle aziende e dei cervelli, questa è sicuramente la raccolta differenziata.
La nuova sensibilità che ha permesso alla cittadinanza di raggiungere quel livello di eccellenza è il frutto più cristallino di un cambiamento culturale, una metamorfosi autentica, un’evoluzione del concetto di partecipazione. I circoli virtuosi hanno lo stesso potenziale di contaminazione dei circoli viziosi, le buone abitudini si diffondono velocemente al pari di quelle cattive, e nei mutamenti sociali epocali come quello dell’approccio alla produzione e al riutilizzo di rifiuti è necessario tenerne conto.
Premiare ottocentomila persone inclini ed educate a differenziare e riciclare con la costruzione di due termovalorizzatori, indipendentemente dalla loro utilità e dalla tecnologia impiegata, è un assurdo al limite del comprensibile. Soprattutto quando questi impianti tendono ad essere imposti dall’alto, in mancanza di una pianificazione regionale e dell’utilizzo di quelli già esistenti. Se si aggiunge che i siti prescelti si trovano in mezzo alla campagna o in località già oppresse da autostrade e passanti, allora la situazione assume i contorni del paradosso.
Premiare ottocentomila persone inclini ed educate a differenziare e riciclare con la costruzione di due termovalorizzatori significa distruggere il lavoro culturale svolto in dieci anni, significa diffondere quell’odiosa certezza per cui “tutto è inutile”, significa gettare al vento un’eccellenza di cui la popolazione è orgogliosa.
È anche vero che il problema dei rifiuti si è trasformato in palcoscenico su cui attori senza cognizione di causa prendono la parola e diffondono bestialità che riescono solo ad aumentare la confusione ed alcune leggende metropolitane. Ormai non è più l’epoca della platea ignorante che a bocca aperta ascolta l’esperto di turno che pontifica sul tema in oggetto, oggi la platea è composta di persone informate e consapevoli del proprio diritto di partecipare a determinate decisioni, ma il danno provocato dagli oltranzisti del NO ad ogni costo e di coloro che sobillano invece di promuovere il dialogo e l’informazione è sempre in agguato.
Ci sono problemi gravi ed urgenti, non serve demagogia, non servono beghe di quartiere o di partito, non contrapposizioni ideologiche, serve gente seria che abbia finalmente il coraggio di collaborare per risolvere quei problemi.

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