I PERCHE’ DEL “NO” AL PASSAGGIO AL FRIULI

by

In questi giorni noi tutti associamo alla parola urne le date del 9-10 aprile. Ma già domenica 26 marzo si vota. Ed è un voto che potrebbe avere profonde ripercussioni sugli assetti della provincia di Venezia e del Veneto tutto. Ecco perchè pubblichiamo questo intervento di Stefano Collovini, frequentatore del nostro blog, profondo conoscitore delle "cose" del Veneto orientale.

buona lettura.

I perchè del "no" al passaggio al friuli
di Stefano Collovini

Per quanto riguarda la realtà dei 4 comuni che propongono il referendum per il passaggio al Friuli (Pramaggiore, Cinto, Gruaro, Teglio) la scelta del "NO" è conseguente alle radici prettamente venete, sia dal punto di vista antropoligco che dal punto di vista culturale.
Considerando i punti molto più venali, andiamo ad analizzare i cavalli di battaglia dei comitati pro Friuli.
Innanzitutto l'agevolazione reale della benzina è del tutto diversa da quanto viene sostenuto. I 4 comuni avrebbero sì una riduzione di 16 centesimi al litro, ma la base sulla quale tale riduzione viene calcolata sarebbe più alta (il prezzo della benzina al netto delle riduzioni è più alto in Friuli che in Veneto). Inoltre, con l'entrata della Slovenia nell'UE, questa agevolazione andrà a cadere non appena le tariffe slovene si conformeranno a quelle europee.
Per quanto riguarda il finanziamento a fondo perduto della prima casa, bisogna dire che l'accesso a tale finanziamento, in Friuli, non è certamente per tutti i cittadini, ma ovviamente per quelli che dimostrano d'avere un reddito basso. Tra l'altro anche in Veneto è presente una Legge Regionale che prevede finanziamenti a tasso zero per le giovani coppie che acquistano la prima casa.
Certamente le agevolazioni ci sono dal punto di vista dei libri scolastici gratuito fino alla seconda media, dell'assenza del ticket sanitario, dell'assegno di maternità, ma bisogna considerare anche che il costo della vita è molto più alto in Friuli che in Veneto. Quindi, a conti fatti, non si crea un'eccedenza di risparmio tra queste agevolazioni e la differenza del costo dei generi di prima necessità tra Friuli e Veneto (beni di consumo).
I trasferimenti ai comuni friulani da parte della regione sono superiori a quelli che si verificano in Veneto. Questo però apre un problema di stampo prettamente legislativo e politico. Innanzitutto dal punto di vista delle regioni a statuto speciale che non hanno più motivo d'essere tali. E' ormai superata infatti la volontà del legislatore costituente che ebbe a istituire agevolazioni per quelle regioni sottosviluppate. Oggi l'economia friulana è pari a quella veneta, quindi l'intento legislativo si può dire del tutto anacronistico. Vi è poi da considerare l'immobilismo politico in tema di federalismo fiscale: la Lega Nord da anni amministra il Veneto, nonchè esce da 5 anni al Governo. In tutto questo tempo non si è riusciti a mettere mano all'unica riforma federalista di cui effettivamente si sentiva bisogno, cioè quella fiscale! La tanto osannata devolution ha di fatto trasferito competenze alle regioni senza darne adeguata copertura finanziaria! Addirittura in consiglio regionale dev'essere l'opposizione a presentare due proposte di legge per la riforma costituzionale dell'art. 119 della costituzione (cfr. il Gazzettino 22.03.2006 -pag. II inserto NORDEST – art. a firma Giuseppe Tedesco). Tutto ciò per dire che il problema dei bassi trasferimenti ai comuni è un problema molto più ampio rispetto a ciò che sembra di facciata.
In conclusione, per quanto riguarda i 4 comuni interessati, il futuro non è quindi quello di passare al Friuli: la lontananza e l'abbandono che ora provengono da Venezia sarebbero un domani costanti riguardo a Pordenone (senza parlare dei problemi nei servizi che ha la prov. di Pordenone!!!).
Il futuro si chiama nuova provincia della Venezia Orientale. Solo allora il territorio del portogruarese e del sandonatese, che ha peculiarità diverse da quelle tipiche della laguna veneziana o della pedemontana pordenonese, potrà veramente avere potere decisionale sul proprio sviluppo.

5 Risposte to “I PERCHE’ DEL “NO” AL PASSAGGIO AL FRIULI”

  1. Anonymous Says:

    XE TUTA NA MAFIA !

    VOTATE QUEI 4 LADRI COGLIONI !!!

    Qualsiasi partito , è un partito di ladri non lo volete capire ?

  2. Fabio Morassutto Says:

    In merito al postato scritto da Stefano Collovini, gradirei fare alcune precisazioni ed integrazioni.
    A mio parere, il primo paragrafo contiene una forzatura, laddove si sostiene che i quattro comuni hanno “radici prettamente venete, sia dal punto di vista antropologico che dal punto di vista culturale”. Se si affronta la questione da questo punto di vista non si andra’ molto lontano e si finira’ per arenarsi sulle sabbie di una discussione davvero senza senso, rischiando di cadere sul localismo e sul campanilismo tipici di certa tradizione politica italiana (caratteristica soprattutto degli ultimi decenni).
    Se proprio vogliamo affrontare le questioni d’ordine culturale e linguistico, a mio parere possiamo dire che affettivamente l’area territoriale che ci interessa (il portogruarese ed il sandonatese) presenta alcune differenze e peculiarita’ rispetto ad altre aree delle due regioni nordestine. Ma non andrei oltre e mi fermerei qui. Per due motivi. Prima di tutto perche’ le questioni d’ordine antropologico e culturale sono talmente complesse (ed affascinanti nello stesso tempo) che ad un certo punto e’ meglio lasciarle agli studiosi delle stesse materie. In un secondo momento, perche’ se applichiamo la stessa logica delle “radici culturali, antropologiche e linguistiche”, non finiremo piu’ di parlarne e, quasi per assurdo, troveremo differenze addirittura tra i singoli comuni interessati dal referendum. Non e’ forse vero che a Teglio Veneto si parla un dialetto completamente diverso rispetto a quello parlato a Pramaggiore? E, uscendo dai quattro comuni che qui ci interessano, quanto marcate sono le differenze tra la lingua parlata a Concordia Sagittaria e quella parlata ad Annone Veneto o a Caorle o a Bibione?

    A mio avviso, se vogliamo parlare del futuro assetto isituzionale del territorio dei quattro piccoli comuni e del Veneto orientale tutto, e’ molto piu’ interessante soffermarsi su altri aspetti e riconoscere come i comuni interessati dal referendum siano parte integrante di una realta’ territoriale con caratteristiche economiche e paesaggistiche proprie ben definite. Come non vedere, per esempio, le peculiarita’ economiche del territorio in questione, differenti sia da quelle dei distretti industriali veneti, sia da quelle dell’area pedemontana pordenonese, sia da quelle dell’area industriale di Udine e provincia?
    A me pare che l’economia del cosiddetto Veneto orientale abbia acquisito oramai una sua propria fisionomia, costituita non solo e non tanto da zone industriali, quanto da uno sviluppo economico basato sul turismo e sulla produzione di alcuni prodotti eno-gastronomici tipici di questo territorio. A questo proposito, due esempi su tutti balzano agli occhi: le spiagge del litorale compreso tra la laguna di Grado e quella di Venezia, con Bibione tra le spiagge piu’ importanti d’Italia, e la produzione di alcuni prodotti tipici come il vino della zona Lison-Pramaggiore (Pramaggiore!!!). Questi, ed altri elementi (come non ricordare l’importanza culturale e storica delle citta’ di Portogruaro, Concordia Sagittaria e Caorle o l’immenso valore paesaggistico di tutto il territorio con i suoi fiumi, i suoi borghi, i suoi mulini…) fanno del territorio del Veneto orientale, lo ribadisco, un’entita’ territoriale riconoscibile e con proprie caratteristiche.
    Ecco, quindi, che convengo con Stefano Collovini quando sostiene che “il futuro [per questa area] si chiama Nuova Provincia della Venezia Oriantale”. Per questi motivi, quindi, penso sia degna di attenzione la proposta bipartisan (oramai della passata legislatura) dei senatori Marcello Basso (Demicratici di Sinistra) e Liciano Falcier (Forza Italia) per la costituzione della nuova provincia. Solo con questa nuova istituzione si potra’ dare al territorio del sandonatese e del portogruarese un “potere decisionale sul poprio futuro” (sempre per rimanere con il Collovini). Un potere decisionale possibilmente orientato, aggiungo io, verso una piu’ decisa valorizzazione proprio di quegli aspetti salienti dell’economia territoriale che prima ricordavo: produzione dei prodotti tipici di questa terra, sfruttamento delle risorse naturali per lo sviluppo di un turismo eco-sostenibile, potenziamento della conoscenza dei luighi di maggior pregio artistico e culturale.
    Per questi motivi credo sia quantomeno anacronistico parlare del passaggio dei quattro comuni alla provincia di Pordenone (e alla regione Friuli Venezia-Giulia).
    Sempre in merito all’articolo di Collovini, sarebbe interessante avere qualche elemento in piu’ per valutare in modo piu’ preciso alcune questioni sollevate, quali l’agevolazione reale della benzina, l’agevolazione sui libri scolastici, l’assenza del ticket sanitario ecc. ecc. Per esempio, il punto che piu’ di tutti mi ha colpito e’ quello relativo al costo della vita, piu’ alto in Friuli(-Venezia Giulia) che in Veneto.
    Se qualcuno (meglio se tra i favorevoli al cambio di provincia) ha elementi in proposito, arricchirebbe la nostra discussione.

  3. stefano collovini Says:

    Faccio seguito all’intervento del Morassutto per puntualizzare alcuni aspetti del mio postato, nonché per aggiungere altri motivi di discussione.
    In riferimento all’appunto fatto dal succitato, mi vorrei innanzitutto soffermare sulle radici venete del portogruarese (su quelle del sandonatese non vi sono dubbi). Concordo col Morassutto sul tema della differenza d’inflessione linguistica tra i vari comuni ma, è certo inconfutabile, che tutti i paesi hanno un parlato di sicuro stampo veneto, con l’unica differenza, in parte, di Teglio Veneto, ove a mio avviso la friulanità è espressa grazie alle tradizioni radicate nel tempo lungo il corso del Tagliamento. Vorrei tra l’altro aggiungere che tale ceppo è identificabile nel cosiddetto “Meneghel”, dialetto con fortissime inflessioni veneziane, che si parla nel portogruarese e nella bassa pordenonese, fino a spingersi ai margini della pedemontana. A sostegno di questa mia riflessione, vi sono gli interventi degli stessi esponenti friulanisti che in più di qualche occasione abbiamo letto sulla stampa locale con interventi del tenore di “anche a Pordenone non parlano il friulano, così a Chions e a Pravisdomini” (Gazzettino 22.03.2006, intervista di Maurizio Marcon ai presidenti dei comitati friulanisti”).
    E’ proprio su questo che concludo il mio ragionamento, ribadendo che non è dunque il portogruarese ad essere fuori luogo in Veneto per cultura, lingua e tradizioni, quanto il pordenonese in Friuli.
    Passando ora ad una discussione incentrata sui risultati del referendum, a prima vista potrebbe sembrare, grazie al successo del “SI” a Cinto Caomaggiore, che l’obiettivo che si erano posti i friulanisti sia stato raggiunto. Un certo malcontento dovuto alla lontananza da Venezia si sente eccome, ma una volta di più mi pare di capire che i cittadini di 4 paesi su 5 del Veneto Orientale (aggiungo anche S. Michele al Tagliamento, già alle urne l’anno scorso) abbiano scelto per rimanere nel Veneto!
    Il dato di Pramaggiore è a mio avviso addirittura sintomatico che tutta questa voglia di Friuli sembra proprio non esserci: negli ultimi 15 anni infatti il comune di Pramaggiore è cresciuto di oltre 1000 unità ma, nonostante questa abnorme crescita di elettori, risultano essere ben cento i voti in meno rispetto all’analoga consultazione del 1991!!! Ne deduco che i pramaggioresi, evidentemente i più giovani, non sentano di certo come primario quel tanto strombazzato bisogno di cambiare regione.
    Un’importante riflessione mi sembra dovuta riguardo all’editoriale di Alberto Bollis (La Nuova di Venezia e Mestre – 28 Marzo u.s.) che perfettamente centra la sostanziale indifferenza di problematiche istituzionali tra Veneto e Friuli: “la burocrazia la fa da padrona anche nel F.V.G….Cordovado è lontana da Trieste quanto Cinto, Pramaggiore, Gruaro e Teglio da Venezia”. E ancora: “Lo sanno bene i sindaci al di là del Tagliamento che ogni anno si presentano compatti sotto le finestre di Illy per protestare contro i tagli ai trasferimenti ai comuni friulani” (Non è forse questo un problema già dibattuto all’ennesima potenza anche in Veneto???).
    La mia conclusione è affidata al vero significato politico che emerge dal risultato referendario: un malcontento per la lontananza delle istituzioni veneziane dal territorio del Veneto Orientale. Allo stesso tempo un forte radicamento nella consapevolezza di essere veneti e di dover trovare la risoluzione dei problemi all’interno del nostro territorio. Ci sono tutti gli ingredienti affinché il portogruarese e il sandonatese possano rivendicare con fermezza il diritto all’istituzione della Nuova Provincia della Venezia Orientale.

  4. Gianluca Falcomer Says:

    Credo che se si pensi che la nuova provincia del veneto orientale sia la risoluzione a tutti i problemi, allora perchè non si dà la parola ai cittadini? Ho notato in questi anni che tale progetto sia una scelta calata dall’alto (ridicole sono le delibere dei consigli comunali che richiedono la provincia, che non rappresentano nemmeno tutta la popolazione – Jesolo non ha deliberato) e che i cittadini, in particolare del Portoguarese non ne siano entusiasti. Lo dimostra il sondaggio DOXA del 2005.
    Creare un nuovo contenitore di Comuni, amministrato da una classe locale di scarsa qualità e lungimiranza,
    che tende a nascondere i problemi se non a crearne di nuovi,
    a disertare la Con. dei Sindaci del V.O.(assenze illustri: San Donà, Jesolo…),
    ad una incapacità “cronica” di trovare una linea comune sul tema fondamentale dei rifiuti,
    ed altro ancora…, non è certo la soluzione ad un territorio che sta pagando decisioni vecchie almeno di 50 anni (mi riferisco alla decisione dei proprietari terrieri dell’epoca di bloccare ogni possibile sviluppo, che riducesse il numero di braccianti a favore delle fabbriche. (esempio: Zanussi trasferita a Porcia, doveva sorgere a cintello di Teglio V.)
    Voglio far notare che la provincia di Bassano è saltata, che Basso non si è ricandidato e Falcier non è stato rieletto.
    Infine, tutto l’assetto geo-amministrativo del Triveneto andrebbe risistemato in modo da renderlo più razionale e tecnico (economico). Il fututo è la macroregione:
    spostare il portogruarese a pordenone,
    il sandonatese a treviso,
    unire le montagne venete in una provincia dolomitica unica autonoma,
    magari unita a quella di trento,
    un’area metropolitana PATREVE (padova-treviso-venezia),
    un’area pedemontana verona e vicenza
    una provincia sudtirolese a se stante
    una area friuladriaca
    a mio avviso non è fantapolitica, è un assetto più razionale e logico del territorio.
    Gli unci problemi sono e saranno sempre le Poltrone

  5. Idetrorce Says:

    very interesting, but I don’t agree with you
    Idetrorce

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger cliccano Mi Piace per questo: