Tra fracassoni e vetri rotti

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di Edoardo Luppari

E’ del giro di boa del nuovo anno il fatto di cronaca che apparirebbe persino banale se non fosse emblematico di un patologico atteggiamento veneziano. Alla vigilia di capodanno l’assessore emerito al Pubblico Decoro, Augusto Salvadori, dichiara che nella notte di San Silvestro Piazza San Marco risplenderà di ordine e disciplina. Niente bottiglie e niente botti, pena la denuncia. Incuriosite telecamere e pennaioli prezzolati si recano a dare un’occhiatina, tanto per vedere che succede. Del resto sappiamo bene quanto i giornali amino i “fracassoni e vetri rotti”.Fino a qualche anno fa nella magica Piazza si festeggiava con bocche spalancate e sguardo rivolto al cielo, ad ammirare il tradizionale spettacolo pirotecnico. Vero è che, data anche la tradizione, veniva rotto qualche vetro in più, ma ciò che contava era l’atmosfera, pur sempre di festa. Aboliti già da due-tre anni i fuochi (chissà forse temevano che un kamikaze decidesse di brillarsi proprio a fine anno) e vietati i lanci di bottiglie, il visionario Salvadori ha voluto fare di più. Per intenderci costui è il mitico assessore della cacciata dei saccopelisti prima, degli ambulanti ora (e cosa diciamo allora di tutti i baracchini che vendono stronzate ai piedi del ponte di Rialto? Saranno decorosi i prezzi che vengono chiesti a un turista per tre fermate di vaporetto? O forse sono più decorosi i tassisti abusivi, e le lobby del turismo veneziano all’ingrosso e all’ingrasso?), ma anche quello che ha proposto di spostare i piccioni veneziani in montagna, l’abluzione di Piazza San Marco o solo musica veneziana sulle barche e chi più ne ha più ne metta… insomma dicevamo il nostro decoroso assessore ha voluto fare di più, cioè… NIENTE, proposta zero e ronde di poliziotti pronti a colpire i trasgressori.Risultato: il Gazzettino del 2 gennaio riportava la foto di 4 sballinati (pace all’anima loro), giustamente eletti a protagonisti della notte di capodanno, che ballavano a culo nudo su un palco improvvisato con cassonetti dell’Amav rovesciati. Sullo sfondo la Basilica di San Marco, testimone nei secoli di ben altre glorie. Vero è che i 4 sballinati di cui sopra, nella loro lisergica o alcolica ignoranza avevano intuito un fatto fondamentale: che mancava un palco e mancava uno spettacolo. Tempo ai politici di digerire il panettone che il fatto ha sollevato un gran polverone: critiche dall’opposizione ma anche prese di distanza da parte della giunta stessa e del sindaco, mea/sua culpa per la mancanza di proposte, elegie sulla fine della “sindrome dei Pink Floyd” etc etc tirando in ballo il ben noto problema di una Venezia stretta tra le calli anguste del bisogno di riposo o svaccata nei campi sterminati dei baccanali carnascialeschi. Solo il Geniale Galan, avendo ben compreso il nocciòlo del problema – si ironizza ovviamente – se l’è presa col questore per la linea non-interventista, sottintendendo che la polizia presente in piazza avrebbe dovuto caricare i festanti. Nei giorni successivi il dibattito è andato sfumando su questa linea: la necessità di proposte, costituire un’Agenzia per gli eventi a Venezia, i commercianti si mettano una mano sul cuore e una sul portafogli e via discorrendo…Detto questo cosa ci aspetterà per il prossimo carnevale? Una locandina di questi giorni (tutta da verificare) titolava “Coprifuoco a Santa Margherita da mezzanotte” e così sicuramente vuole il comitato di Santa Margherita di Marco Bettini. Voglio proprio vedere, sarà da ridere. A carnevale in Campo la gente ci arriva a mezzanotte. E con i noti risultati, dato che nella città del Carnevale i concerti terminano alle 10.30. Perché la Pina deve riposare. Il punto è che se si vuole vietare e creare coprifuochi, bisogna dare delle valide alternative, ma a quanto pare la capacità inventiva dei veneziani e della loro classe dirigente è superata di gran lunga da quella coercitiva. A mio avviso il problema di tutto ciò sta a monte, nella contraddizione patente tra la Venezia rappresentata da Salvadori, una Venezia piccola, nemmeno l’ombra di ciò che è stata, non dico nel 700 di Casanova, ma fino a che ha deciso di ritirarsi dalla sua ospitalità in se stessa e morire lentamente di artrite; e la complessità della città realmente vissuta e attraversata ogni giorno da decine di migliaia di persone, che potrebbe essere una capitale internazionale della cultura e degli eventi, un piccolo laboratorio della modernità.

2 Risposte to “Tra fracassoni e vetri rotti”

  1. Enver Says:

    ciao fioi.

  2. Lorenzo Pezzato Says:

    Belli i tempi in cui eravamo capaci di far parlare di noi per giorni o, addirittura, settimane. Belli anche se ci davano dei fracassoni e dei rompivetri.
    Venice is sinking, almeno nell’aspetto socio-culturale…e in quello di una rivista che diceva il contrario, ma che è miseramente affondata lei stessa dopo il primo numero uscito.
    Ad meliora.

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