Metropoli lagunare e paesaggio ideologico

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di Michele Brunello

Comincio i miei interventi su questo blog permettendomi di non addentrarmi nei contenuti, ma di stilare una sorta di “indice” che proverò ad argomentare di volta in volta con modesti contributi, che prenderanno spunto dalla “schiuma” della cronaca locale, ma che si rivolgeranno all’identità più nascosta e inconscia di questo territorio di cui ci sentiamo parte (!?!).Innanzitutto voglio chiarire alcune posizioni.- Il punto di vista da cui osserviamo la città di Venezia necessita (citando il grande Giancarlo De Carlo), di un ROVESCIAMENTO DEL CANOCCHIALE. Se la quotidianità “Perecchiana” fa parte ormai di una coscienza collettiva della città e della cultura, manca ancora una coscienza-conoscenza della matrice delle relazioni spaziali, temporali, sociali e quant’altro, che determinano la specificità della Venezia contemporanea (e probabilmente il modello di “resistenza” alla metropoli contemporanea che rappresenta).

Intendo ovviamente considerare Venezia come parte di un sistema urbano-umano che non è sterilmente BIPOLARE (come da anni ci propina la visione di D’agostino, sincero ispiratore dei mutamenti del territorio), ma è FLUIDO, NON FUNZIONALE, LENTO, NON MODERNO E PER QUESTO CONTEMPORANEO… semplificando: vorrei riuscire a identificare Venezia come una METROPOLI LAGUNARE. Ho lavorato un po’ su questo argomento, lasciando incompleta una ricerca che spero sarà presto consultabile online. Quello che ho provato a “testare” sul territorio è questo: lo sforzo di immaginazione sulla città (che crea scenari e quindi futuro), i “luoghi del possibile”, potrebbero essere quelli ispirati dal paesaggio lagunare, nelle sue accezioni non solo ambientaliste, ma soprattutto “urbane” . Intendo dire che la costruzione del paesaggio lagunare è in simbiosi con la città ( e la terraferma), e che fissa ,ad esempio, dei giusti rapporti di distanza rispetto “all’altro” (lo straniero, il malato, la minoranza etc); sono dei modelli di relazione che oggi andrebbero quantomeno osservati. Oppure mi interessa riconoscere come in laguna, nelle diverse comunità o nei diversi monasteri, esisteva un modello di Idioritmia, di rispetto dei ritmi individuali in uno spazio comune, che è fondativo di qualsivoglia regola di convivenza. La modernità invece ha cancellato dalla sua mappa ciò che non era funzionale alle esigenze “veloci” del XX secolo. Lascio in sospeso questo punto che verrà approfondito ed in un prossimo intervento prendendo come paradigma, per esempio, il MOSE.- Sempre schematizzando, un altro punto riguarda il paesaggio ideologico. Ebbene sì… esistono dei vicoli ciechi… Parlando quasi per “luoghi comuni”: la generazione che ora sta gestendo il potere è fuori contesto (ma argomenterò in futuro in maniera differente commentando la cronaca). Semplicemente fuori contesto. Non si intravede qualche struttura mentale, comportamentale, terminologica, politica, che possa sostituire o aggiornare i retrogradi concetti di “destra e sinistra”, “terzo mondo” ,“globalizzazione” e così via. La struttura politica sessantottina è ora lì… sta prendendosi la rivincita.. sta gestendo il potere. I nuovi termini come “sostenibilità”, ad esempio, vengono distorti sotto quella particolare struttura ideologica, che immediatamente la dà un significato all’interno di logiche, scusate la parola, VECCHIE; tarpando così ogni tentativo di cambiare punto di vista sul mondo che ci circonda. Quindi proverò a riconoscere questi meccanismi di sofisticazione della realtà, aiutato sicuramente dai contributi di quelle nuove popolazioni italiane (gli extracomunitari volgarmente detti), che hanno il privilegio di poterci vedere “da fuori”, e di capirci… facendo esattamente il contrario di quanto noi generalmente facciamo nei loro confronti. Dico questo non per concludere con un falso moralismo ma perché vorrei riconoscere nella “schiuma” della cronaca locale, come già detto, i comportamenti quotidiani, anche miei-nostri, che soffrono dell’influenza di questo paesaggio ideologico.- Per ora mi fermo..

Una Risposta to “Metropoli lagunare e paesaggio ideologico”

  1. giuseppe sacca' Says:

    In difesa di D’Agostino: nell’intervento di Michele c’è una cosa che assolutamente non condivido, ossia l’“attacco” a Roberto D’Agostino. E’ vero, fu D’Agostino a “inventarsi”-non da solo- la città bipolare! Fu lui, assessore per 15 anni a seguire il PRG, le diverse varianti che hanno permesso un strutturarsi diverso del Comune. Ma vorrei ricordare che appunto si parla di 3 lustri fa! Allora l’idea del Comune bipolare era assolutamente rivoluzionaria, infatti vivevamo ancora nello schema unipolare nella quale la Terraferma era una scomoda appendice, una periferia! E D’Agostino con il tempo è risuscito ad aggiornare tale visione…infatti chi, se non lui, è stato tra i sostenitori della Venezia, città plurale, ossia fluida, polifunzionale, ecc. La prova? Il suo ultimo incarico è stato quello d’assessore alla Pianificazione Strategica. E il Piano strategico può -senza ombra di dubbio- essere criticato in mille e più aspetti, ma è proprio il tentativo “amministrativo” di aggiornare il vecchio concetto di città bipolare e concretizzarlo in città plurale! Insomma ce ne vorrebbero ancora assessori della stoffa, della lungimiranza, della visione, e con la capacità di rinnovarsi, di D’Agostino! Forse sono gli epigoni di D’Agostino da attaccare, ma non lui. Questa è la mia modesta opinione da “profano” in questioni urbanistiche.

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