Archivio per la categoria ‘Uncategorized’

Ambiente e Unione Europea

11 Gennaio, 2007

 

Alla fine ci siamo arrivati.

La Comunità Europea ha diramato l’allarme ambiente, e la sua funzione sovranazionale ha tolto letteralmente le parole di bocca ai vari Governi nazionali, spiazzandoli. (more…)

Indolenza generazionale

8 Gennaio, 2007

 

La generazione dei trentenni –o giù di li- è oggi in fermento perché si prepara al proprio turno, alla fase in cui da essa uscirà la nuova classe dirigente di questo paese.

L’occasione è storica, sarà infatti la prima classe dirigente concepita al di fuori del periodo di turbolenza degli anni ’70, persone che hanno evitato le asprissime contrapposizioni ideologiche, gli scontri di piazza, le molotov e i colpi di arma da fuoco. (more…)

Sul non-sciopero dei Giornalisti di Epolis

27 Dicembre, 2006

Riporto un aritoclo di Repubblica sul non-sciopero di alcuni giornalisti del gruppo editoriale Epolis - in fondo quello che ne penso:

“SOSPESI REDA TTORI E POLIS CHE NON HANNO SCIOPERATO”
“Il Consiglio direttivo dell’Associazione della Stampa Sarda ha 
deliberato di sospendere con effetto immediato i giornalisti del 
gruppo editoriale “E Polis” che hanno lavorato nelle giornate di 
sciopero “rompendo la solidarieta’ su un tema vitale per la 
categoria”. (more…)

La persona più pericolosa del mondo

7 Novembre, 2006

Un post fuoritema rispetto a Venezia e l’Italia ma che ci coinvolge più di quanto pensiamo… ..comunque e in ogni caso..

Da un recente sondaggio su un campione globale di oltre 30000 persone è emerso come le popolazioni della terra (a sorpresa) interrogate su chi sia la persona che temono di più,  hanno risposto George dabliù. (lo scrivo così perchè sennò echelon ci segnala). (more…)

invito seminario

6 Novembre, 2006

In attesa di postare un report serio sul caso MOSE vi invito a:
- Sabato 11 novembre, sede Biennale (Padiglione Italia ai Giardini o Teatro alle Tese Arsenale) “Nuovi conflitti sociali nella Metropoli” con Massimo Cacciari, Stefano Boeri (Politecnico Milano) e Antonio Negri discutono con Valery Alzaga (“Justice for Janitors” – Los Angeles), Judith Revel (Università Paris I Sorbonne), Gigi Roggero (Università della Calabria) coordina Marcello Tarì.

Un istante prima

11 Settembre, 2006

Un attimo solo, esattamente un istante prima che tutto accadesse

Due bambini con gli occhiali spessi ascoltavano estasiati il Vivaldi degli studenti ungheresi in campo San Salvador, (more…)

senza commento

8 Settembre, 2006

Ennesima aggressione contro omosessuali a Bologna. E cosa dichiara il vescovo ausiliare monsignor Vecchi a Repubblica:  “la violenza è figlia della trasgressione”. Amen.

Deleuze sulla ricerca e l’università

6 Febbraio, 2006

(16 dicembre 2004, Laurea Brevissima e crediti di cioccolato: la protesta degli Studenti Autoconvocati di Ca’ Foscari): vedi la wiki al link http://wiki.cafoscari.org/cgi-bin/view/Protesta/WebHome

di Edoardo Luppari

Come spunto sul tema della Ricerca e dell’istruzione riporto queste parole tratte dall’Abecedaire di Gilles Deleuze, la lunga intervista con Caire Parnet che sto guardando in questi giorni. Deleuze parlava nel 1988, appena terminata la straordinaria esperienza di insegnamento a Vincennes (un pubblico assolutamente trasversale, una quasi esperienza di “anti-università”): “Me ne sono andato in un momento terrificante dell’università. Non capivo come i professori potessero ancora fare lezione. Erano diventati dei gestori. L’università e la politica attuale è molto chiara: l’università smetterà di essere un luogo di ricerca. Fa tutt’uno con la comparsa in massa di discipline che non hanno niente a che vedere con le discipline universitarie. Il mio sogno sarebbe che le unversità restassero dei luoghi di ricerca e che, accanto alle università, si moltiplicassero le scuole tecniche in cui si insegni l’amministrazione contabile, l’informatica e così via. Ma sulla gestione contabile o l’informatica l’università deve intervenire solo sul piano della ricerca. E immagino degli accordi, ogni genere di accordo, tra scuole e università, con le scuole che mandano i propri allievi a seguire i corsi di ricerca, questo sì. Ma dal momento in cui all’università si fanno le materie scolastiche è la fine dell’università, non è più un luogo di ricerca. E si è sempre più assillati da problemi di gestione, il numero di riunioni all’università… per questo non capisco come i professori possano preparare un corso, e suppongo che ripetano lo stesso ogni anno e non ne facciano più [di nuovi n.d.r.], ma forse continuano a farli, meglio così. Ma la tendenza mi sembra essere la scomparsa della ricerca all’università, l’incremento di discipline non creative all’interno dell’università, che non sono discipline di ricerca. Si chiama l’adattamento dell’università al mercato del lavoro, ma non sta all’università adattarsi al mercato del lavoro, è la funzione delle scuole…” (Abecedaire, 3 DVD editi da Derive e Approdi, lettera P).

Tra fracassoni e vetri rotti

17 Gennaio, 2006

di Edoardo Luppari

E’ del giro di boa del nuovo anno il fatto di cronaca che apparirebbe persino banale se non fosse emblematico di un patologico atteggiamento veneziano. Alla vigilia di capodanno l’assessore emerito al Pubblico Decoro, Augusto Salvadori, dichiara che nella notte di San Silvestro Piazza San Marco risplenderà di ordine e disciplina. Niente bottiglie e niente botti, pena la denuncia. Incuriosite telecamere e pennaioli prezzolati si recano a dare un’occhiatina, tanto per vedere che succede. Del resto sappiamo bene quanto i giornali amino i “fracassoni e vetri rotti”.Fino a qualche anno fa nella magica Piazza si festeggiava con bocche spalancate e sguardo rivolto al cielo, ad ammirare il tradizionale spettacolo pirotecnico. Vero è che, data anche la tradizione, veniva rotto qualche vetro in più, ma ciò che contava era l’atmosfera, pur sempre di festa. Aboliti già da due-tre anni i fuochi (chissà forse temevano che un kamikaze decidesse di brillarsi proprio a fine anno) e vietati i lanci di bottiglie, il visionario Salvadori ha voluto fare di più. Per intenderci costui è il mitico assessore della cacciata dei saccopelisti prima, degli ambulanti ora (e cosa diciamo allora di tutti i baracchini che vendono stronzate ai piedi del ponte di Rialto? Saranno decorosi i prezzi che vengono chiesti a un turista per tre fermate di vaporetto? O forse sono più decorosi i tassisti abusivi, e le lobby del turismo veneziano all’ingrosso e all’ingrasso?), ma anche quello che ha proposto di spostare i piccioni veneziani in montagna, l’abluzione di Piazza San Marco o solo musica veneziana sulle barche e chi più ne ha più ne metta… insomma dicevamo il nostro decoroso assessore ha voluto fare di più, cioè… NIENTE, proposta zero e ronde di poliziotti pronti a colpire i trasgressori.Risultato: il Gazzettino del 2 gennaio riportava la foto di 4 sballinati (pace all’anima loro), giustamente eletti a protagonisti della notte di capodanno, che ballavano a culo nudo su un palco improvvisato con cassonetti dell’Amav rovesciati. Sullo sfondo la Basilica di San Marco, testimone nei secoli di ben altre glorie. Vero è che i 4 sballinati di cui sopra, nella loro lisergica o alcolica ignoranza avevano intuito un fatto fondamentale: che mancava un palco e mancava uno spettacolo. Tempo ai politici di digerire il panettone che il fatto ha sollevato un gran polverone: critiche dall’opposizione ma anche prese di distanza da parte della giunta stessa e del sindaco, mea/sua culpa per la mancanza di proposte, elegie sulla fine della “sindrome dei Pink Floyd” etc etc tirando in ballo il ben noto problema di una Venezia stretta tra le calli anguste del bisogno di riposo o svaccata nei campi sterminati dei baccanali carnascialeschi. Solo il Geniale Galan, avendo ben compreso il nocciòlo del problema – si ironizza ovviamente – se l’è presa col questore per la linea non-interventista, sottintendendo che la polizia presente in piazza avrebbe dovuto caricare i festanti. Nei giorni successivi il dibattito è andato sfumando su questa linea: la necessità di proposte, costituire un’Agenzia per gli eventi a Venezia, i commercianti si mettano una mano sul cuore e una sul portafogli e via discorrendo…Detto questo cosa ci aspetterà per il prossimo carnevale? Una locandina di questi giorni (tutta da verificare) titolava “Coprifuoco a Santa Margherita da mezzanotte” e così sicuramente vuole il comitato di Santa Margherita di Marco Bettini. Voglio proprio vedere, sarà da ridere. A carnevale in Campo la gente ci arriva a mezzanotte. E con i noti risultati, dato che nella città del Carnevale i concerti terminano alle 10.30. Perché la Pina deve riposare. Il punto è che se si vuole vietare e creare coprifuochi, bisogna dare delle valide alternative, ma a quanto pare la capacità inventiva dei veneziani e della loro classe dirigente è superata di gran lunga da quella coercitiva. A mio avviso il problema di tutto ciò sta a monte, nella contraddizione patente tra la Venezia rappresentata da Salvadori, una Venezia piccola, nemmeno l’ombra di ciò che è stata, non dico nel 700 di Casanova, ma fino a che ha deciso di ritirarsi dalla sua ospitalità in se stessa e morire lentamente di artrite; e la complessità della città realmente vissuta e attraversata ogni giorno da decine di migliaia di persone, che potrebbe essere una capitale internazionale della cultura e degli eventi, un piccolo laboratorio della modernità.

Femminismo, passato e futuro

16 Gennaio, 2006

di Lorenzo Pezzato

Nella penetrazione si coniuga biologicamente il principio della proprietà privata, l’impossessamento di un territorio vaginale da parte del pene conquistatore.La proprietà privata come tale va difesa, diventa possedimento, e chi non la difende fisicamente ne trasla l’importanza nell’idea, allora il possesso diventa ideologico.Il compassionevole ruolo della donna odierna dondola tra queste due alternative, legato ad un filo di modernità che assomiglia ad un catenaccio medievale.La rivoluzione culturale passa per il rapporto anale, mentre “il liberista” e “il comunista” si confrontano davanti alle telecamere di Porta a Porta, trovandosi uniti nella fede rossonera, vero crogiolo di fusione per opposte visioni del futuro. Il Paese allo sfascio, ma le squadre in campo.Che fanno le donne del presente? Tornano in piazza per difendere la 194 (la Legge sull’aborto) e poi spariscono di nuovo?La vagina è la vera vittima della contemporaneità, sfruttata, abusata, sorpassata anche dalla logica della famiglia mononucleare, dei miniappartamenti occupati da singles, che non le concede più ruolo di centro della vita collettiva all’interno di una casa, costretta a fare i conti per vedere se le proprie funzioni riproduttive sono praticabili, considerando lo stipendio percepito dalla portatrice e dal compagno. Scopare senza precauzioni è pratica condizionata dall’inflazione media e dal potere d’acquisto del denaro.Il rapporto anale pone in orizzontale –si passi il gioco di parole- una relazione che prima si esplicitava in verticale, fa emergere l’aspetto ludico in cui le volontà si incontrano ad un livello paritetico, è portatore di reciprocità in quanto teoreticamente concede alla donna la medesima possibilità concessa all’uomo di entrare nel corpo del partner, di prenderne possesso.La vera condizione culturale di equilibrio tra i sessi è l’omosessualità, il resto è funzionale alla riproduzione, e la capacità umana di distinguere lo stato di natura da quello sociologico dovrebbe essere in grado di riunire le due parti in un unicum –appunto- equilibrato. Dovrebbe. Invece si assiste quotidianamente all’ignobile spettacolo della mancata applicazione dei diritti umani, sociali e culturali ad una moltitudine di donne, sia nei paesi avanzati che in quelli poveri.Il potenziale inespresso cui ciecamente da secoli rinunciamo giace sepolto sotto il perizoma e il burka, la pace e la prosperità planetarie che tanto invochiamo non si realizzeranno mai finché Governi testosteronici si contenderanno la supremazia in duelli a fil di glande. Ma non si muova guerra al maschio-padrone ricalcando clichè arrugginiti, non si aspetti una concessione di spazi che per quanto graditi e giusti saranno sempre concessi, si conquisti attraverso l’autoeducazione una consapevolezza che permetta alla donna di saper gestire la nuova fase della propria emancipazione e le responsabilità derivanti dal governare.

Relativismo

13 Gennaio, 2006

di Lorenzo Pezzato

Hanno crocifisso il figlio di Allah in territorio Ortodosso, presunte complicità di Animisti, Mormoni, Buddisti, Avventisti, Testimoni di Geova e Induisti, a fare da palo un adepto di Scientology.Relativismo.Proteggere l’embrione e non curarsi degli individui già in vita.Relativismo.Propagandare in sede internazionale la supremazia di una cultura rispetto alle altre.Relativismo.Una minoranza di esseri umani detiene la stragrande maggioranza delle ricchezze.Relativismo. E il sistema proporzionale non c’entra.Inviare ministri a Bruxelles per trattare anziché per collaborare.Relativismo.Viene da chiedersi come esponenti delle Istituzioni laiche e religiose non siano in grado di rendersi conto che le società odierne [occidentali] non temono il relativismo, al loro contrario, e ne facciano veicolo di fuga dall’ondata di massificazione e adeguamento ad uno standard.La standardizzazione –l’industria ce lo insegna- produce effetti positivi dal punto di vista del controllo e della riduzione degli sprechi, ma il tentativo in corso di conformare anche gli stimoli e le preferenze degli individui si sta rivelando un boomerang. Proprio i reparti marketing delle industrie l’hanno capito per primi. Poter acquistare l’auto nuova scegliendo tra cinquecento abbinamenti diversi del colore della carrozzeria, degli interni e del cruscotto è esattamente assecondare la voglia di individualità socialmente diffusa, il commercio elettronico di prodotti realizzati on-demand ne è un altro esempio lampante: resto a casa mia e non divento pecora nel gregge che affolla il centro commerciale, mi costruisco al pc la scarpa da ginnastica, la ordino e me la faccio spedire.Relativismo si può definire come “concezione della relatività della conoscenza (Lo Zingarelli 2000 – Zanichelli), ovvero “orientamento filosofico o scientifico secondo cui non esistono valori e verità assolute (Dizionario Sabatini Coletti – Giunti), quindi il contrario di dogmatismo. Facile capire perché la Chiesa lo avversi con tanta forza e perché i fedeli del 2006 fatichino a comprendere il motivo di tanta rigidità.La fede è un fenomeno dello spirito, ma in un’epoca di effetti speciali e realtà virtuale non si può pretendere che la gente creda ad ogni statuina che piange sangue come accadeva nel 1300. Bisogna capire che non esiste uno spazio tanto grande da contenere Dio e che perciò Dio è ovunque, tra le pentole sul fornello, sulla scrivania dell’ufficio, tra gli attrezzi del meccanico o del contadino, ovunque ci sia un umano pronto ad accoglierlo. Per chi non crede Dio non c’è e basta, è evidente.Una specie di Devolution religiosa, ad ulteriore riprova delle reciproche influenze tra Stato e Chiesa.Anche la Politica ha i propri buoni motivi per allarmarsi davanti al diffondersi del relativismo, perché in qualche modo è padre anche del sistema delle elezioni primarie dove gli alleati di una coalizione si sono scontrati sul nome del candidato premier, a ribadire la volontà di ogni componente di essere partecipe e di rifiutare l’imposizione di un nome in rappresentanza della parte più forte. Se si allarga questo meccanismo alle elezioni politiche nazionali, si rischia di arrivare prima o poi alle liste on-demand, composte da rappresentanti indicati direttamente dai cittadini ed idealmente assunti come co.co.pro. per portare a termini progetti determinati. Se non ci riescono nei tempi stabiliti “fuori dalle balle”, come ripete da tempo anche Grillo.Insomma, visto con altri occhiali questo relativismo non pare poi così male, a patto sia accompagnato da una crescita culturale che porti ognuno ad avere gli strumenti per gestire la propria libera relatività.