Jean Baudrillard

Se ne è andato senza troppo fragore.

Jean Baidrillard aveva rifutato le regole della cultura (il mondo accademico, i riconoscimenti formali) per rimanere sempre lucido e ficcante.

Non si è mai nascosto dietro la barriera della “cultura alta” e ha accettato di essere un intelletuale vero e in continua evoluzione, aggiornato e sempre dialettico con il mondo.

E’ suo il concetto di “Simulacro” che ha aperto la strada a una serie di autori che si sono definiti “post-moderni” (ma lui preferiva definirsi “post-istorico”) . E’ grazie a lui che una disciplina altrimenti ermetica e di nicchia come la semiologia è stata rilanciata e messa in discussione nella contemporaneità.

Mi aveva impressionato quando, dopo ‘11 settembre, è intervenuto sostenendo una lucidissima quanto irriverente posizione. Non è possibile riassumerla in poche righe (questo è il link al libro).

Riporto dal servizio su repubblica di Franco Volpi: “C’è qualcosa che possiamo dire di avere imparato da tale controverso maestro cui è stato dedicato perfino un Cahier de l’Herme (2005), tanto intuitivo e preveggente quanto vago e volatile? Certo, almeno questo: che quando le cose sono soltanto quello che sembrano, presto ci sembreranno essere ancor meno. E che in un mondo del genere non ci rimane che essere indifferenti senza cinismo e appassionati senza entusiasmo.”

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