Bozza di un lavoro. Il capovolgimento spazio-temporale

By michelebrunello

Pubblico qui la bozza di un lavoro che sto svolgendo, sono benaccetti commenti e critiche spietate.

Parte I: Il capovolgimento spazio-temporale. UN IPOTESI DI LAVORO.
Spazio diventa simultaneo, lo spazio è “ovunque”, tempo e velocità invece determinano le “differenze”.

“Nel pensare la storia assumiamo normalmente l’assioma di uno spazio modificabile (e modificato!) dall’uomo nel corso di un inesorabile processo temporale, rappresentato normalmente come un vettore lineare ad un verso” (Ilya Prigogine). All’interno di questo assioma si sono sviluppate le diverse letture, con le conseguenti rivoluzioni, nella visione del mondo; oggi forse ci dobbiamo interrogare su un possibile rovesciamento del rapporto tra queste due principali dimensioni (spazio/tempo). Seguendo questa traccia proviamo a ragionare paradossalmente presupponendo lo spazio come misura e riferimento “comune”: dimensione non manipolabile del progetto della città.Il tempo diventa invece la dimensione in cui si declinano le differenze e quindi è soggetta al disegno del progettista.

A)    Lo Spazio “ovunque”

Ciò che si vuole indagare con questa prima riflessione è la ricerca dei luoghi o i modelli di spazio dove la città contemporanea assume le qualità di uno spazio  che sta “ovunque”; che potenzialmente, in alcuni virtuosi casi, si armonizza con la comunità (che viene) “qualunque” teorizzata da Agamben (logica, etica e politica)…
Questo statement, che potrebbe sembrare uno slogan, verrà indagato esplorando la zona grigia che esiste tra le due visioni principali sullo spazio contemporaneo: la rappresentazione omologata dello spazio nell’era della cosiddetta globalizzazione e le grandi narrazioni della città contemporanea, o meglio delle città contemporanee.

- La rappresentazione omologata dello spazio:
Con la diffusione di uno strumento di rappresentazione come Google Earth si è materializzato ciò che veniva intuito da tempo. Le osservazioni più interessanti si possono riassumere nel passaggio da un mondo basato sullo spazio e le informazioni rappresentato dalle mappe e dal mappamondo, a un mondo basato sulle immagini  (spesso a bassa definizione) e le emozioni (P. Virilio quando dice che i media danno prevalentemente emozioni e non informazioni).
Gli effetti più evidenti sono la riduzione a simulacro di tutto il pianeta (Baudrillard); l’illusione di poter afferrare tutti i luoghi del mondo;  l’emergere di una connessione diretta tra il proprio territorio locale e i grandi “giganti” mediatici in cui si rappresenta la società,da Ground Zero a Piazza San Pietro o la Mecca (S. Boeri. IED conference); l’illusione di un passaggio ontologico da soggetti osservati a soggetti osservatori,e quindi da controllati a controllori, quando il rischio concreto è diventare esclusivamente dei voyer.

- Le grandi narrazioni sulla città contemporanea
Alla storia della città del XX secolo, nella sua variegata unitarietà, dobbiamo aggiungere l’elemento 11 settembre, che ,oltre agli sconvolgimenti a breve termine, ha modificato lo statuto della città moderna. Per l’opinione oramai condivisa l’11-09 è stata colpita la “città moderna” e non due grattacieli-simbolo del mercato globale. La molteplicità dei punti di vista è stata concorde nel riconoscere “una città colpita”. Questa grande interpretazione emozionale collettiva ha generato diversi scenari sul futuro della New York contemporanea come modello non tanto di città futura, quanto di resistenza della città moderna.
Ugualmente autorevoli sono le posizioni dei catastrofisti, che hanno avvertito l’evento come la conferma dell’ “inizio della fine” della città moderna (preannunciata in molti libri e film). Altre posizioni si trovano in chi vede una nuova vitalità per la città comparandola alle città che hanno dovuto reagire alla distruzione sprigionando nuove energie creative (Chicago,Berlino,Sarajevo etc.). Altre opinioni quelle di chi ha fomentato un’iniezione di entusiasmo nelle popolazioni di molti paesi “colonizzati” che hanno visto incrinarsi il modello granitico e soffocante del neo-imperialismo americano, o al contrario chi ha sospinto un nuova ondata di patriottismo americano. La parte del discorso che però più ci interessa è che ,nelle grandi narrazioni della città moderna, abbiamo sempre avuto un’identità di città che si evolveva nella sua singolarità; oggi abbiamo Ground Zero presente in ogni città e la resistenza e capacità di reinventarsi di new York, diventa la resistenza delle nostre città.  Questa condizione di emergenza e di “resistenza” reinterpreta e reinventa molti elementi della città biopolitica, generando nuove forme di controllo e nuove pratiche urbane.
Riassumendo: lo spazio è diventato emozione data dalla sua rappresentazione mediatica, lo spazio locale e l’”intorno” diventa equiparabile “all’altrove”, dove possiamo trovare le qualità e i desideri che ci soddisfano, ma anche i pericoli che ci minacciano.” La prossimità non è più condizione necessaria alla fruizione di uno spazio, così come lo spazio non garantisce più la protezione” (Zygmut Bauman).  Precedentemente la dimensione dell’”altrove” era vissuta solo nello scorrere inevitabile del tempo.

B)Il Tempo “particolare”

Jacques Attalì nel suo libro “Storia del tempo”, argomenta in maniera molto precisa come il tempo sia stato principio ordinatore della crescita delle civiltà prima di ogni dispositivo spaziale. Corrisponde infatti ad ogni grande svolta della storia del potere, un cambiamento della misura del tempo come segnale annunciatore.
Come architetti e urbanisti ci interessa però prevalentemente lo spazio antropizzato, ma forse osservando il tempo della contemporaneità metteremo in crisi la nozione comune di spazio, che si “svolge” in un palinsesto-territorio che pensiamo, progettiamo e viviamo solo in delle sequenze temporali lineari.
Il tempo “particolare” simultaneo, esatto al millisecondo, che siamo riusciti a raggiungere da pochi anni con l’implementazione di reti e di segnali di satelliti, anticipa alcune rivoluzioni del potere. Questa estrema precisione organizza un tempo omogeneo, senza marcatempo, un tempo astratto in cui il mondo sembra in uno stato di veglia permanente. Il marcatempo era funzionale ad un economia e un mondo globale dove la moneta è per natura economia di tempo. La transazione è un guadagno di tempo, il risparmio è una protezione contro i rischi del tempo, la speculazione è una scommessa sul tempo. La (futura?) moneta elettronica però ristruttura il tempo, modifica le ripartizioni tra “tempo libero” e “tempo non libero”, annulla la condizione di “dentro” o “fuori” uno spazio urbano, poiché esso si è trasferito in un network a-localizzato. I calendari elettronici faranno sì che in futuro ci sarà un universo di simultaneità assoluta, dove il tempo non scorre più a senso unico ma si autorganizza localmente secondo il senso che dà al mondo. Il tempo potrà organizzarsi in ciascun luogo secondo una forma specifica, secondo il senso dato in quel luogo all’avvenire, necessariamente mutevole e complesso. Il progetto di questo avvenire potrebbe abbandonare le forme e leggi note e dare un senso “inaudito” del mondo, come accadde spesso in passato in seguito alle rivoluzioni dei poteri.

Parte II: Il capovolgimento spazio-temporale. UN METODO DI LAVORO

Ecco che nella prima parte abbiamo enunciato un’ipotesi di un lavoro che cerca di osservare il territorio contemporaneo come una serie di singolarità che sono ugualmente distanti dalla rappresentazione semplicistica della visione “globale” e dalla visione di una nuova modernità che si ispira a concetti lontani dalla complessità del reale.
Ma che metodo di indagine adottare?
Lo spazio che si indagherà (ma poiché lo spazio è “ovunque”, diventa quindi più un luogo mentale) è quello Europeo, assumendo le osservazioni di Zygmunt Bauman sullo spazio e una modernità liquida, ma in cui la qualità principale del territorio Europeo è di essere il “solo luogo della convivenza di diversi modelli di democrazia” (riflessioni affrontate più approfonditamente in Arcipelago di M. Cacciari e Comment vivre ensemble di Roland Barthes,).
Quello che si ricerca in questi luoghi è l’emergere degli elementi che possano aiutare a comprendere le dinamiche in atto, assumendo la volontà di riconoscere anche le “resistenze” ai modelli dominanti e le distorsioni nella rappresentazione di alcuni luoghi contemporanei, ma soprattutto gli elementi delle città che sembrano armonizzarsi alle nuove coordinate spazio-temporali del mondo.
Si tratta di riprendere i fili di molte ricerche interrotte dall’avvento del conflitto tra la modernità e i tentativi di definire “una nuova modernità” degli anni ’70 (vedi il caso Venezia come paradigma di una “nuova modernità” portato avanti dagli attuali nostri “padri” culturali o amministratori attuali), con il postmodernismo che ha interrotto bruscamente quelle riflessioni, lasciandole incompiute e che forse oggi appaiono distorte.

Michele Brunello

Una Risposta a “Bozza di un lavoro. Il capovolgimento spazio-temporale”

  1. patrizio Dice:

    Macchina del Tempo.

    Forse in questa nostra dimensione attuale e in questo
    contesto, non si può viaggiare nel tempo, perché
    [forse] si dovrebbe “entrare” nella 4^ dimensione o
    oltre la 4^ dimensione spazio tempo!:…
    Più si va alla velocità della luce o il doppio (600mila-
    900mila km al secondo)…, più il tempo si restringe,
    quidi, si resta fermi con il tempo!…
    Grazie da Patrizio Balzan (RO).

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