Isotropia Veneta

By michelebrunello

Ho avuto la fortuna di lavorare ad un progetto che è presentato alla biennale di architettura (Pad. Italia, spazio IUAV).
Tutta la riflessione dell’installazione (la parte fatta con i compagni del phd in urbanistica coordinati da Prof. Secchi e Prof. Paola Viganò) ruota intorno al concetto di isotropia urbana.

courtesy Prof. Bernardo Secchi

courtesy Prof. Paola Viganò, Prof. Bernardo Secchi e phd in Urbanism IUAV ®

Dopo anni che si discute del territorio veneto come territorio della dispersione (città diffusa), si è cominciato finalmente a chiedersi come funziona realmente, e che possibilità racchiude ancor oggi che si sono cominciate a usare le scienze della complessità applicate agli ambienti urbani. E’ da tener conto che nel Padiglione Italia si indagavano principalente le “megacities”, da Città del Messico a Los Angeles a Shanghai. Qualcuno si chiederà cosa centra con queste vere “città” l’area metropolitana veneta (quella racchiusa tra Venezia, Treviso e Padova, che viene comunemente chiamata con il nome orribile di PATREVE). La risposta a questa domanda è più complicata di quello che si pensa poichè porta ad interrogarsi sul significato della parola città in un mondo dove oltre il 50% della popolazione vive in aree urbane (il primato si è registrato proprio quest’anno).
La questione per cui è stato interessante portare il case-study veneto è che si tratta di una città a bassa densità, molto estesa, e che racchiude delle qualità che si cercano di ricreare nelle megacities globali. Dopo essere stata massacrata a livello mediatico per anni (la città delle villete etc. etc.) oggi, che vediamo sorgere dappertutto città molto “dense”, si rivalutano le qualità racchiude la città diffusa. L’isotropia è uno di questi aspetti: si potrebbe anche chiamare lo spazio dove è più riconoscible e fertile una sorta di democrazia urbana.
Questo sarà un filone di discussione di altri post e per ora mi limito a raccontare l’installazione e perchè si è parlato di isotropia.

a proposito, in wikipedia: isotropia

Riguardo l’installazione: cerca di riscoprire una grande infrastruttura dimenticata -l’acqua- e a raccontarne un altra in grande trasformazione-l’asfalto-. Infatti si intitola water and asphalt. Basta osservare una mappa dei corsi d’acqua (quasi tutti artificiali o canalizzati) per rendersi conto della complessità e ricchezza di questo elemento nel territorio.

courtesy Prof. Bernardo Secchi

courtesy Prof. Paola Viganò, Prof. Bernardo Secchi e phd in Urbanism IUAV ®

Questa complessità dovrebbe avvallare l’idea che non servono a molto grandi infrastrutture gerarchizzanti, come il passante o chissà quale grande infrastruttura. Bisogna lavorare sulla rete. E’ un pò come un computer che lavora tramite un processore-server enorme in una stanza a cui sono connessi tutti gli altri, o un sistema che mette in rete centinaia di computer che condividono le risorse. La potenza di questo secondo sistema sta nella capillarità dell’infrastruttura. Poi vi sarà ugualmente un sistema complesso con gradi diversi e capacità diverse di essere “nodo” di una rete (o solo terminale), ma il tutto avviene in un sistema non lineare. Dopo anni forse ci si è resi conto che anche la città è un sistema non-lineare. Come ci si spiega altrimenti il funzionamento di ambienti urbani come Lagos in Nigeria, che con le risorse di un medio comune europeo fa vivere una città di molti milioni di abitanti? Con ciò non voglio dire che il passante non serva, anzi, ma non è ciò che migliorerà il territorio. Il passante risolve un problema specifico ma non attiva trasformazioni virtuose territoriali. Oggi sappiamo che molte sfide sull’innovazione, la creazione di valore … il benessere.. la crescita… di cui tutti condiviamo la necessità e i pericoli, si giocano in campo ecologico-ambientale che è strettamente connesso all’economia. E non è facile intervenire in molti luoghi… mancano i modelli.

Ma tornando all’installazione: perchè si dà così importanza al sistema della acque? Perchè è una risorsa ambientale prima di tutto: una nuova frontiera dell’ecologia territoriale sono le reti ecologiche. Ci si è resi conto che non serve più tutelare alcune aree perchè vengono fagocizzate dal restante territorio urbano.. così bisogna creare dei corridoi ecologici connessi tra loro per favorire una circolazione delle specie, una tutela della biodiversità e così via. L’efficacia di un territorio protetto è esponenziale rispetto alla sua estesione.
Quanto è più facile applicare tutto ciò in un territorio attraversato capillarmente dai fiumi, e che per di più deve necessariamente attuare una profonda e continua manutenzione poichè molti dei suoi territori sono bonificati?
Da qui l’idea che , lavorando con una contrattazione con i proprietari dei terreni vicino ai fiumi o alle numerose cave, si possa creare una rete ecologica di grande valore (l’unico caso di eccellenza in Italia è proprio il Sile, unico fiume dove si sta lavorando in questa maniera).
L’altra isotropia che si è indagata è quella delle strade e dell’asfalto. In tutto il territorio diffuso veneto è ipotizzabile dare condizioni di vita agevoli e uguali per tutti? Nonostante il territorio sia così esteso è ipotizzabile presupporre, che sò, che distante dalla casa di ognuno ci sia a 500 m una fermata di un bus, a 1 Km una stazione del metro regionale, a 2 Km un ospedale e così via? Se si attuasse questa condizione, e ci sono tutti i presupposti perchè ciò accada se voluto e progettato, forse diminuirebbe anche la dipendenza dall’auto che è il vero limite dalla città diffusa.
E’ impressionante guardare l’immagine sottostante e immaginarsi che tipo di città esiste…Non abbiamo un modello specifico inn testa… Per immaginare un futuro bisogna immaginarsi come si vuole che esista quella città, come si ottiene lo sviluppo e la democrazia, come si integreranno i flussi migratori, come si risolverà la questione ambientale.. il tutto pensando di non essere Milano (gli indicatori demografici escludono un eventualità del genere) ma anzi, molto meglio…
Un modello di città che, se ci pensiamo bene, esiste in molti luoghi del mondo, ma che forse in Veneto ha la possibilità di esplicitarsi prima e diventare un modello (positivo?negativo?). Se ci si pensa bene, un territorio così strutturato è molto più stimolante di una grande città con le sue gerarchie e le sue dinamiche novecentesche e piramidali. L’isotropia ci può aiutare a capire meglio la non-linearità della città contemporanea. Un ultimo dato: quest’anno è il primato della metà popolazione mondiale che abita in spazi urbani, ad inizio novecento era il 10% e per il 2050 è previsto il 70%.

courtesy Prof. Paola Viganò, Prof. Bernardo Secchi e phd in Urbanism IUAV ®

3 Risposte a “Isotropia Veneta”

  1. lorenzopezzato Dice:

    Molto interessante questo post, pare proprio che la non-linearità si annidi in ogni vicissitudine umana ed universale, ma in fondo solo gli sciocchi non l’avevano ancora capito.
    Splendida la sensazione di non poter mai sapere cosa accadrà un istante dopo quello attuale.

  2. maria chiara tosi Dice:

    Ci siamo casualmente imbattuti in questa pagina, “isotropia veneta” ed abbiamo scoperto con sorpresa che due immagini, elaborate da noi e pubblicate in un nostro libro, (Tracce di città, F. Angeli 2001) quindi coperte da diritti d’autore sono qui presentate ed attribuite ad altri autori, nostri carissimi colleghi.
    Forse bisognerebbe prestare un po’ più di attenzione.
    Forse quando si studia un argomento bisognerebbe documentarsi meglio. Forse bisognerebbe usare il web non come contenitore di tutto un po’.

    Cordialmente

    maria chiara tosi e stefano munarin

  3. innocenza Dice:

    già, proprio così.
    scandaloso. scandaloso.
    diritto d’autore, già.
    sicuramente è per colpa dei lettori e autori di questo blog che quelle immagini sono state attribuite ai carissimi colleghi.
    scandaloso, veramente.
    BI

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