La Costituzione

By lorenzopezzato

Quando si prende in mano per la prima volta il testo della Costituzione Italiana -ammesso di essere consci di ciò che si sta per leggere, e non è da tutti- si ha la sensazione di stare per approcciarsi ad un testo sacro contenente verità cristalline ed incontrovertibili, a pagine di precetti distillati dalla saggezza della specie umana, a concetti talmente universali da apparire scolpiti sulla pietra.

Dopo la terza volta che la si legge l’incantesimo svanisce.

Chiaro che non svanisce con ciò l’assoluta validità intrinseca di alcuni enunciati, ma il punto è un altro. È che la Costituzione non nasconde altro pregio intoccabile se non quello di essere stata promulgata, in fondo è una sequenza di banalità, banalità per oggi, non certo per i tempi in cui è stata redatta. Sicuramente un buon lavoro, ma era il primo, e tutti sanno che i prototipi hanno sempre bisogno di molte modifiche prima di funzionare davvero, e frequentemente quando funzionano alla perfezione è tempo per il modello successivo. Anche nell’evoluzione biologica le cose funzionano così.

Già lo dicevamo: è concepibile nella nostra modernità e per le nostre sensibilità che una Repubblica sia fondata sul lavoro? Quasi a dire che l’uomo nel suo stato naturale è una bestia sanguinaria incapace di darsi civili regole di convivenza, se non all’interno di confini geografici in cui vige l’imperativo sociale devi lavorare!. Altrimenti la Repubblica và a puttane!

Gridare allo scandalo quando si propongono profonde modifiche costituzionali ancora prima di averle valutate (non c’è alcun riferimento alle recenti proposte bocciate dal referendum) è un vezzo intellettuale superato come i cervelli che ancora lo praticano.

Come si può pensare che un manipolo di esseri umani nel lontano 1948 abbia avuto un guizzo tanto geniale da renderlo capaci di redarre una Carta contenete valori immutabili ed universali? Le Religioni hanno dovuto inventare e praticare dogmi d’acciaio per attribuirsi il diritto di detenere la Verità, e nemmeno in quel caso vi sono riuscite, come le molteplici confessioni e i diversi monoteismi dimostrano nella pratica.

Se domani in Italia si verificasse una nuova guerra civile ed una successiva nuova Costituente, fra cent’anni considereremmo la nuova Costituzione che ne è uscita migliore di quella che c’era prima. È normale, come è stato normale applicare lo stesso ragionamento nel passaggio dallo Statuto Albertino alla Costituzione Repubblicana.

Fortunatamente non c’è bisogno di una guerra civile ogni volta che si deve modificare la Costituzione, basterebbero uomini e donne civili consci della propria collocazione spazio-temporale. Allora forse l’articolo 1 della Costituzione potrebbe recitare “L’Italia è una Repubblica fondata sui cittadini che la compongono”, forse la parola popolo che somiglia troppo a mandria sparirebbe dal testo lasciando il posto a cittadino, cioè portatore di diritti.

Naturale considerare che ogni virgola modificata negli articoli della Costituzione può comportare notevoli cambiamenti nello svolgimento della quotidiana vita istituzionale, ma purtroppo questo è un fattore dipendente dall’uso che di quelle modifiche si fa. Non è difficile operare una revisione organica ed ammodernante del testo, è difficile trovare intelletti liberi al punto da non cedere alla tentazione di sussumervi adiacenze alla propria particolare visione sociale.

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