Non desiderare le cose d’altri.
Il decimo comandamento è perentorio, e fa riflettere.
Anche conoscendo minimamente l’essere umano ci si può rendere conto che egli desidera le cose d’altri nella misura in cui siano diverse da quelle in suo possesso, più semplicemente: se ho un quintale di patate sicuramente preferirò avere anche un quintale di carote, piuttosto che un secondo di patate. Le brame di conquista espresse ciclicamente da tutti i popoli non sono altro che un’ulteriore conferma di quanto affermato, un impero non si limita ad imperare sé stesso, cerca di espandere i propri dominii agli stati confinanti.
Desiderare le cose d’altri anche se uguali a quelle che già si possiedono si chiama ingordigia, ma non è oggetto di questo ragionamento.
La differenziazione nel possesso di oggetti è quindi data come assunto di partenza.
Il valore relativo di oggetti diversi non si può stabilire se non attraverso un mezzo di cambio, ad esempio il denaro. Esiste però un valore oggettivo logico che mi fa comprendere determinate proporzioni. Una barca con cui posso procurarmi ad ogni uscita pesce per sfamarmi tre giorni vale oggettivamente di più di un solo pesce. Siccome la ricchezza di un individuo è data dal valore degli oggetti che possiede (anche se convertiti in banconote od accrediti bancari), diventa quasi automatico che le cose d’altri da non desiderare siano quelle che hanno un valore maggiore di quelle che possiedo.
Riassumendo se ne trae che il decimo comandamento racchiude in sé l’estratto concettuale di una società capitalistica divisa in classi, più o meno marcatamente.
Il divieto di desiderare le cose d’altri cerca di porre un freno non tanto alla propensione al furto con scasso, quanto alla stupidità del desiderare di avere le stesse cose d’altri più benestanti, costi quel che costi. Costi arrivismo. Costi ingiustizia. Costi indebitarsi. Costi ridursi a vuoti involucri di epidermide, pelosa o depilata non fa differenza. Tutti in viaggio verso la ricchezza irraggiungibile, tutti a Cortina, magari al campeggio.
Gente diversa che possiede cose diverse con diverso valore. In accezione prettamente materialistica questo è un ritratto preciso della nostra società, e non ci sarebbe alcunché di scandaloso se poi ci fosse anche altro.
8 Dicembre, 2006 alle 10:22 am |
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