I mezzi di informazione nazionali –chi più chi meno a seconda dell’orientamento politico- tendono a glorificare la missione ONU in Libano dandole la veste di primo vero segnale di unitarietà in politica estera dell’Unione Europea.
Se non è stato cambiato nulla nel corso della notte, risulta che la Comunità sia composta da 25 membri, praticamente tutti latitanti al momento di decretare l’invio di proprie truppe. Le forze messe in campo dall’Italia risultano a prima vista sproporzionate, un contingente numeroso ed attrezzato degno di una superpotenza militare, quale evidentemente non siamo.
Allora quali sono le ragioni di tanto ardore e tanta disponibilità? E perché l’Europa non ha risposto unita distribuendo sforzi e costi?
Abbiamo assistito ad un eccesso di protagonismo da parte del nostro Governo? Forse la ghiotta occasione è caduta a fagiolo su una compagine neo-eletta e scricchiolante, che non ha potuto lasciarsela sfuggire. Piegare le tensioni interne e contemporaneamente costringere l’opposizione a concordare con la maggioranza non è una possibilità che si concretizza tutti i giorni, la missione in Libano invece l’ha realizzata, probabilmente inaspettatamente.
L’immagine presso l’elettorato dell’esecutivo guidato da Prodi è indubbiamente migliorata in questi giorni, ne è uscito un profilo di autorevolezza interna ed internazionale, di polso fermo e credibilità in seno alla comunità internazionale, il Ministro d’Alema è sicuramente stato il soggetto più ripreso e fotografato delle ultime settimane, sempre a colloquio come gradito mediatore con le parti in causa. Conservare scetticismo per la con cui si è affrontata la questione è perfettamente legittimo, soprattutto mentre è annunciata una finanziaria pesante. E poi il problema rimane: che fine ha fatto l’Europa?
La Turchia ha approfittato per mandare una manciata di soldati, giusto per farsi vedere partecipe alla Comunità che dovrebbe –in un futuro- accoglierla, pare quasi che gli scenari di guerra siano diventati vetrine di guerra in cui esporre i propri prodotti, dagli aiuti umanitari ai carrarmati con la sigla UN, dalla diplomazia agli sbarchi hollywoodiani, tutto per racimolare i punti necessari a ricevere in omaggio la coccarda di nazione caritatevole, civile ed influente sullo scacchiere geopolitico globale.
L’unico ruolo che l’Italia dovrebbe aspirare ad avere nella comunità internazionale è quello di promotrice e motore di un nuovo Rinascimento
12 Settembre, 2006 alle 9:10 am |
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