Durante il tragitto di ritorno dalle vacanze è facile abbandonarsi ad alcune fantasie. Lasciavo una città Europa che abbinava diverse gallerie contemporanee a nuovi quartieri funzionali, infrastrutture quali metropolitane e treni suburbani a un arredo urbano pressoché perfetto nel pieno rispetto -senza sudditanza- dei monumenti storici. Tanto gusto e tanta cura. Il nome della città non è importante, basti sapere che non era né Parigi, né Londra, né qualche altra capitale di nazioni di “prima fila”, ma una città medio-piccola capitale di un paese ben più piccolo dell’Italia, ma con problemi di deficit e crescita paragonabili a quelli italiani.
Durante il ritorno mi è venuta in mente la legge del 2%. Questa legge ancora in vigore, in pratica non è mai stata applicata. È una legge del lontano 1949, secondo la quale una quota delle somme destinate alla costruzione di edifici pubblici (appunto il 2%) deve essere devoluto alla realizzazione di opere d’arte. Pensando solo al Nordest mi sono venute in mente le stazioni che ora si stanno costruendo nel quadro della metropolitana di superficie (SFMR), pensavo alla nuova aerostazione di Venezia, immaginavo perfino che con un po’ di coraggio si potrebbe estendere la norma a tutti i lavori pubblici. Non voglio mettermi a fare calcoli precisi per non deprimermi troppo, ma quanto sarebbe il 2% dei soldi stanziati per il Mose?
Ma mentre fantasticavo ho avuto la pessima idea di aprire il quotidiano e così ho scoperto che non si trovano nemmeno i soldi per il nuovo palazzo del cinema a Lido, figurarsi per dar vita ad una politica che sappia rilanciare il nostro paese nel campo delle arti visive.
E così pensavo a Winston Churcill che -nel 1943- a chi voleva tagliare i fondi per alle arti rispose: “neanche per sogno, è ciò per cui combattiamo”… altri tempi (per fortuna), altra sensibilità/statura politica!