Per una Sanità a venire

By lorenzopezzato

Il progresso della scienza medica occidentale si può misurare anche in relazione all’aumento di interventi che si possono effettuare in day-hospital.

Cinquant’anni fa i grandi ospedali erano inevitabili perché la maggior parte dei malati necessitava di ricovero e permanenza nelle strutture pubbliche per poter risolvere il problema di salute, oggi non è più così.

I passi da gigante effettuati dalla diagnostica per immagini e dalle connessioni internet ha reso possibili valutazioni, diagnosi ed indagini mediche a distanza, il paziente può essere seguito ed operato con tecnologie inimmaginabili all’epoca.

I processi di fornitura dei servizi sanitari si sono quindi velocizzati, la tecnologia ha forgiato gli strumenti del chirurgo moderno, quello che non si è adeguato –al solito- è il sistema nel suo complesso.

Il Sistema Sanitario Nazionale non ha ancora abbracciato la filosofia che chiunque guarisce meglio a casa propria piuttosto che rinchiuso in stanzoni asettici e lugubri, che l’ospedale non deve per forza essere orribile e deprimente, che le terapie alternative come quelle che utilizzano gli animali sono economiche e spesso efficaci.

Decentrare, snellire e rinnovare dovrebbero essere le parole chiave, piccoli ospedali ben organizzati ed attrezzati, più vicini al territorio, più vicini alla gente (soprattutto agli anziani).

Dare finalmente una nuova funzione ai medici di base, formarli per tornare ad essere il collegamento tra il cittadino e l’Istituzione, per andare incontro alla richiesta di assistenza e non aspettare i clienti in ambulatorio, fare in modo che ricomincino a fare le visite a domicilio (perché anche solo la presenza del medico in una casa in cui il neonato sta male contribuisce a portare serenità ai genitori, e la salute emotiva è sempre salute), smantellare l’odioso sistema per cui il sabato e la domenica si è costretti a rivolgersi alla Guardia Medica o al Pronto Soccorso.

Se è vero che alle farmacia verranno assegnate nuove competenze per effettuare esami di varia natura, allora perché il medico di base non può essere professionalizzato ed istruito a monitorare personalmente il paziente infartuato, anche con l’utilizzo di nuovi sistemi diagnostici?

Il decentramento nasconde sempre l’insidia di un aumento di quantità corrispondente ad una diminuzione della qualità, ma se mai ci saranno forze in grado di rivoluzionare lo status-quo, saranno sicuramente anche in grado di controllare il fastidioso fenomeno.

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