Famiglia: upgrade strutturale

By lorenzopezzato

La famiglia borghese non si cambia, si abbatte.

Così si gridava negli infuocati anni ’70, ma prima che qualcuno riuscisse ad abbatterla la famiglia borghese si stava già trasformando, sfuggendo all’individuazione e all’abbattimento. E quei giovani tumultuosi sono stati parte nel processo di trasformazione.

Poco prima era venuta la libertà dall’unione matrimoniale combinata. Il primo passo di emancipazione dalla famiglia patriarcale contadina, quella dove gli sposalizi servivano principalmente a rafforzare i legami tra diversi nuclei per amplificare le ricchezze o per cercare di crearne. Il clan prima del singolo, sempre.


Poi l’individuo ha riguadagnato terreno fino a diventare l’attore principale delle proprie scelte, la rivoluzione sessuale è passata come un bulldozer sopra il concetto di esclusività nelle relazioni erotiche, facendone polvere. Polverizzata pure l’equazione dogmatica uomo più donna più matrimonio uguale figli, a cosa poteva servire il legame matrimoniale se non a preservare nel tempo una certa concezione conservatrice della società? I vincoli imposti e i tradizionalismi forzati erano veri e propri freni per il progressivismo culturale, perciò andavano affrontati e superati.

Maneggiando continuamente gli stessi strumenti ci si impratichisce, e nel 2006 (finalmente, ma come sempre in ritardo) si discute dei Pacs.

Le giovani coppie di oggi hanno potenzialmente le capacità di gestire l’univocità della relazione matrimoniale con la pluralità dei partners sessuali, e lo possono fare perché il matrimonio –ove praticato- è atto gratuito endogeno, non più realizzazione di aspettative esogene. Ognuno decide di sentirsi legato ad altra persona per fattori che non coincidono con quelli influenti trent’anni addietro, la libertà di scegliere il coniuge esclusivamente in base a parametri personali rende di fatto inutile contestualizzare la relazione in ambito giuridico e religioso, naturalmente volendolo.

Se posso costruirmi le scarpe da ginnastica on-demand, perché non posso costruirmi la formula di convivenza che mi è più congeniale? Non c’è volgarità o cinismo in questo, semplicemente la famiglia non deve più essere fondata sul matrimonio per essere tale, c’è più romanticismo in un sincero amore che dura cinque anni piuttosto che in un perfetto matrimonio di reciproca indifferenza lungo una vita, ci può essere più passione in un rapporto sessuale a tre che a due, soprattutto quando i due sono sdraiati uno sopra dell’altra ansimanti, appiattiti dal meccanicismo cui si sono abituati e depressi dalla mancanza di energia positiva.

La monogamia in questa luce assume contorni nuovi, si veste di consapevolezza e genera il potere di distinguere e gestire differentemente l’amore, la famiglia e il sesso. Una società culturalmente avanzata –come al momento non ve ne sono su questo pianeta- dovrebbe potersi garantire la libertà di attuare una poligamia incrociata (si possono avere più coniugi, e ognuno può essere a sua volta già coniugato) e sentirsi con questo come un’unica grande famiglia-rete allargata ai massimi confini. D’altronde capita sempre più spesso che i figli degli italiani abbiano contemporaneamente sei od otto nonni, frutto dell’intermittenza matrimoniale dei genitori.

La difesa della famiglia tradizionale così com’è definita nel nostro ordinamento è una battaglia persa, non si può più continuare a negare che il legame affettivo sia l’unico vero fondamento della famiglia, e che perciò una famiglia si individua in base al legame che intercorre tra i membri che la compongono, non attraverso la possibilità di produrre un estratto del certificato di matrimonio. L’anagrafe e l’amore non sembrano entità che si possano confondere.

E se è vero che il sistema produttivo influenza profondamente i modelli familiari, allora la flessibilità non può essere tenuta fuori dalla discussione quando fa comodo. Perché chi accetta di avere un lavoro a termine non dovrebbe essere propenso ad avere anche relazioni amorose a termine? Come si concilia il dinamismo sociale con l’immobilità dei suoi nuclei costituenti? E non è intellettualmente onesto ripetere che la famiglia tradizionale funziona da punto fermo in un flusso dinamico vorticoso, perché a volte i punti fermi tengono a freno tutto l’insieme, come il paletto cui è attaccata la catena che imprigiona il cane.

Quale società può dirsi civile quando impedisce a qualcuno di assistere il compagno o la compagna in ospedale solo perché non è stato sottoscritto un matrimonio? L’uguaglianza tra i cittadini non si realizza sancendola costituzionalmente, si realizza garantendo a tutti gli stessi diritti (a fronte dei corrispondenti doveri).

L’assenza tra queste righe dei sostantivi/aggettivi eterosessuale ed omosessuale, non è affatto casuale.

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