Mitologia del declino

By lorenzopezzato

Questo paese va male.

Ed è la prima banale osservazione che si può esprimere guardandolo.

Come abbia fatto una principessa –la nostra florida penisola- a trasformarsi in un rospo –la piatta distesa di terra e di intelletti da Bolzano a Palermo-, è una magia difficile da comprendere.

Percorrendo di notte le strade di campagna con lo scooter è altrettanto difficile comprendere dove ci porterà questo sviluppo fatto di innovazione che lascia indietro l’uomo, di stress accumulati nelle dispense delle cucine, di ambiente sacrificato alla capannonizzazione, di relazioni sociali diluite nell’indifferenza.

Da quando, alla mezzanotte della ricostruzione, la zucca Marshall che portava milioni di dollari è scomparsa in una nuvola di fumo, siamo precipitati in nuove e pesanti tenebre, siamo ridiventati la sguattera di cucina analfabeta e discriminata che il mondo aveva visto impegnata in fantomatiche conquiste africane a mezzo di eserciti con le scarpe di cartone.

Che tristezza.

Il popolo degli scienziati e dei poeti è morto, è rimasto solo quello dei viaggiatori a bordo di charter last-minute, sono rimasti giovani di buona volontà naufraghi in mezzo ad un oceano di impossibilità. Gli anziani boccheggiano soffocati dalle polveri sottili e dal clima tropicale indotto dall’inquinamento. Gli adulti si affannano per raggiungere le colonne d’Ercole del fine-mese. La classe dirigente pare un lento ed enorme Ciclope accecato da un palo rovente conficcato nell’unico occhio, già miope di suo.

Ed è inutile anche seguire il filo d’Arianna che ci ricollega a quella civiltà che ha contribuito in modo sostanziale a gettare le basi dell’Occidente che oggi conosciamo, inutile perché nel presente si deve vivere di presente. In questo presente Pollicino sarebbe dotato di briciole con antenna radio satellitare e ritroverebbe la strada con un gps, perdendo così lo stimolo all’avventura, all’intraprendenza e al bello del viaggio.

Aridità, ecco il flagello.

Un deserto di stenti in cui il maligno tentatore appare di continuo, e vince quasi sempre.

Grassi Orchi deglutiscono cibi unti prendendoli dal piatto con le mani, “ucci ucci, tutto a vino e tarallucci.” Pasteggiatori mai sazi dall’ingordigia suprema, disposti a soprassedere ad ogni aberrazione pur di non modificare di una virgola il proprio laido stile di vita, Grilli di sapore medievale mezzi uomini e mezzi divani.

Le città sono ormai labirinti intricati in cui ad ogni angolo spunta un Minotauro da evitare, da ignorare, da scansare, al massimo da affrontare ed abbattere, l’immigrazione un cavallo di Troia contenente germi infettivi di diversità ed ipotesi di prevaricazione culturale.

Con il miraggio della Rivoluzione si possono solo stampare magliette con l’effige di Che Guevara, invece necessitiamo di concreti cambiamenti nella percezione dell’esistenza collettiva su questo pianeta, fenomeno che interessa l’individuo in quanto componente di quella collettività, non la collettività in quanto composta da individui. La presa di coscienza è l’unico prodotto non di massa, non scaricabile nell’I-pod per avere l’illusione che il riascolto personale possa significare libertà dal contenuto precofenzionato, l’opinione personale non è riproducibile in serie.

L’eroe moderno è colui il quale quotidianamente produce contenuti per l’upgrade del sistema, si adopera per non essere travolto da sé stesso e solo da sé stesso, vive per partecipare a migliorare, non per approfittare.

La mitologia fortunatamente dimora nel mondo del fantastico, ma se domani mattina aprendo gli occhi dovessimo trovarla spaventosamente simile alla realtà, allora sarebbe il momento buono per cominciare a fare qualcosa.

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